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A$AP Rocky: Don’t Be Dumb marchia un ritorno che fa bene al rap

I fan di A$AP Rocky sembravano ormai rassegnati davanti all’uscita di Don’t Be Dumb, il nuovissimo album dell’artista del quartiere di Harlem, NYC. Il progetto, di cui si parlava già nel 2018, anno di uscita di Testing, ultimo album di Flacko, aveva creato intorno a sé una quantità di aspettative e hype che nel rap degli ultimi anni in pochi hanno raggiunto.

Gli ascoltatori più sfegatati si divertivano a creare tracklist fatte da nomi assurdi, spoiler e singoli già rilasciati ma iniziavano anche a perdere fiducia in un rapper che ha sempre mantenuto un livello altissimo nella sua carriera, nonostante le controversie legate al suo personaggio dopo gli arresti del 2019 e del 2022.

Tutto ciò fino a quando il 16 Dicembre 2025 A$AP Rocky annuncia l’album tanto atteso, che un mese dopo esce ufficialmente.

Il significato dell’attesa e il valore che il disco assume nella scena del rap odierno

Il rap di oggi è diventato un ambiente in cui è sempre più difficile crearsi uno status senza dover pubblicare una quantità di progetti assurda per cercare di rimanere in hype.

Facendo così, soprattutto a seguito dell’era sound cloud, la qualità si è abbassata notevolmente. Queste parole non vogliono ovviamente dire che il rap di oggi manchi di ottimi progetti e caratteristiche positive, ma vogliono fare riferimento al fatto che ci si concentri sempre più nel caricare in poco tempo centinaia di tracce, che vengono facilmente sovrastate dalle pubblicazioni successive.

L’attesa per un nuovo disco da parte dei fan è qualcosa che in pochi ancora possono permettersi di mantenere: A$AP Rocky è uno di questi. Don’t Be Dumb si presenta come un qualcosa di anomalo. Flacko vuole dimostrare che l’assenza dalla pubblicazione non equivale ad una sconfitta, quanto più ad un periodo in cui si possono incidere progetti di spessore. In un’epoca in cui, se non vai alla stessa velocità dell’industria, rimani indietro, Rocky vuole mandare il suo messaggio.

Un messaggio che è diretto a tutta la scena rap: dimostrare che si può esistere fuori dal ciclo dell’hype, che il valore non sta sempre in quanti album pubblichi annualmente (anche se il buon Bassi Maestro in S.I.C. qualche anno fa diceva “non c*gate chi fa un disco ogni dieci anni, chi ha la fotta produce dischi non drammi) e che prendersi del tempo aiuta a testare le proprie capacità.

L’errore che ha commesso Rakim Athelaston Mayers nel percorso che ha portato a Don’t Be Dumb è quello di essersi creato un’aura da intoccabile, che ha alzato a tal punto le aspettative da non lasciare contenti i fan.

Una produzione ai limiti del normale

Il cavallo di battaglia di Rocky è sicuramente la produzione: come per ogni suo album, è affiancato da beatmakers di livello altissimo. Tra questi figurano nomi di tutto rispetto come Harry Fraud, Clams Casino e Tyler The Creator, che si occupa personalmente della base di FISH N STEAK (WHAT IT IS), in cui troviamo anche il suo featuring.

Ciò che ci regala questo disco è un pacchetto produzione fatto di beat switch, di sample e di basi che prendono influenze da generi musicali molto diversi. Qualche giorno fa, in un post Instagram, Flacko sosteneva come ci fosse più bisogno del jazz in questo mondo. Affermazione coerente con Robbery, in cui proprio la musica jazz fa da padrona come sottofondo alle strofe di Rocky e della ormai conosciutissima Doechii.

Dall’altra parte poi i soliti sound elettronici e psichedelici degni di un’artista che ha rivoluzionato il rap con la sua trilogia, alcuni elementi della trap degli ultimi anni e addirittura componenti della musica punk (vedi Punk Rocky).

I beat non entrano mai in maniera diretta, ma si aprono in modo lineare, diventando a tratti fortemente onirici, toccando il nostro animo nel profondo. La produzione nel complesso è ottima, anche se bisogna riconoscere che a tratti risulta ripetitiva e pesante da ascoltare.

Un flow da invidiare e le collaborazioni mirate

Altra caratteristica fondamentale che contribuisce alla fluidità di tutto il progetto è sicuramente il flow: lungo tutti i brani Rocky acquisisce flow diversi ma completi, che si sposano alla perfezione con tutta la produzione. Con i suoi vocals il rapper della A$AP Mob tocca picchi altissimi, degni del periodo prime della trilogia.

La parola chiave su cui si basano quindi produzione e flow è sperimentazione: A$AP Rocky è sempre stato un artista che ha portato innovazioni nel suo genere e anche stavolta, seppur in modo più pacato, ha contribuito. Non saranno le sonorità e le cadenze che avevano segnato la nascita del cloud rap, ma è interessante osservare lo studio che si pone dietro ogni traccia.

Tra i featuring non mancano nomi giganteschi (oltre ai già citati Tyler e Doechii, troviamo anche Brent Faiyaz, che ci regala una prestazione da capolavoro in STAY HERE 4 LIFE), ma viene lasciato spazio anche ad artisti di altissimo livello meno conosciuti.

C’è Westside Gunn, a cui viene affidata solo la parte finale di WHISKEY (RELEASE ME) senza purtroppo una sua strofa, Damon Albarn dei Gorillaz oppure ancora Sauce Walka. I nomi scelti si pongono sullo stesso livello di Rocky, che non ne snatura mai le caratteristiche e lascia loro spazio sufficiente a mettersi in mostra.

Cosa ci lascia Don’t Be Dumb di A$AP Rocky

Per essere un disco che ha aperto a gran voce il 2026 e che ha smosso gli equilibri del rap attuale, Don’t Be Dumb è un progetto che deve essere assolutamente tenuto in considerazione sin dalla sua uscita.

Non è un album che raggiungerà livelli clamorosi come quelli di LONG.LIVE.A$AP, ma allo stesso tempo segna un momento fondamentale per la carriera di Rocky.

Questo disco è la dimostrazione che ancora oggi questo rap sperimentale può sfondare le classifiche e nel lungo periodo sarà riconosciuto per il suo valore.

Ed infine, crescono le chiacchiere intorno a questo album. In STOLE YA FLOW Rocky lancia dissing diretti a Drake, suo acerrimo nemico da molti anni e prossimo all’uscita con il nuovo disco Iceman. Che questo brano sia l’apertura ufficiale di una controversia che dura ormai da anni, tenendo l’intera scena rap sul filo del rasoio?

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