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Bleezy Bleezy Baby, 11 è il nuovo album. L'intervista

Bleezy Bleezy Baby è la nuova identità artistica di BladeNMK, rapper cresciuto a Pioltello, nella periferia milanese. La sua musica nasce dal legame diretto con la strada, dalle dinamiche complesse della provincia e dall’energia della città che vive soprattutto di notte.

Dopo un lungo periodo di assenza dalla scena musicale, in cui ha fatto parte del duo FAINEST – progetto molto seguito nel panorama rap italiano – l’artista torna ufficialmente da solista con il suo album di debutto 11 inaugurando un nuovo percorso e un nuovo nome d’arte: Bleezy Bleezy Baby.

Il sound dell’album porta la firma di MasterMaind, pluripremiato Platinum & Gold producer, che accompagna l’artista con produzioni potenti, eleganti e profondamente urbane, cucite su misura per valorizzarne la nuova identità artistica.

Ne nasce un paesaggio sonoro compatto, che unisce intensità emotiva e attitudine street senza rinunciare a una forte impronta contemporanea. Ho avuto l’opportunità di intervistare Bleezy Bleezy Baby e farmi raccontare retroscena e chicche dell’album.

Ciao Bleezy Bleezy Baby e grazie! 11 è il tuo nuovo album. Mi racconti il concept dietro al titolo e il significato che gli hai attribuito?

11 per me è un numero di rottura, un passaggio. È il simbolo di un momento in cui ho sentito di superare un livello, come se stessi entrando in una fase più consapevole della mia vita e della mia musica.

È un numero che ritorna spesso nella mia storia personale, nei dettagli, nei giorni importanti, nelle coincidenze.

L’album nasce proprio da questa sensazione: stare tra due mondi, quello che ero e quello che sto diventando. Ho voluto raccontare il caos, il conflitto e anche la crescita che c’è dentro quell’attimo.

Il mio numero è sempre stato il 10… ho voluto mettere un +1, non so a cosa con esattezza… probabilmente a tutto.

Musk Era è una critica che punta il dito contro la finzione opprimente di questa società troppo basata sull’apparenza e dove l’IA sembra sostituire i sentimenti reali. Come trovare il giusto equilibrio in quest’epoca così complessa?

Viviamo in una realtà dove l’immagine vale più delle emozioni, e l’IA sta accelerando un processo che già era in atto: sostituire l’autenticità con la performance.

L’equilibrio si trova solo tornando a fare una cosa semplice ma difficilissima: sentire, fermarsi, ascoltare chi siamo senza filtri, dare valore alle relazioni vere, alla creatività che nasce dall’essere umani, non dall’essere perfetti.

La mia “Musk Era” è una critica, ma anche un invito: usiamo la tecnologia, ma non lasciamoci usare. E poi dai… non vi è bastato Terminator ? Di quante red flags abbiamo bisogno?

Fake analizza anche l’automazione dell’essere umano. “È tutto pilotato, programmato”. Questo Matrix che incatena e direziona le scelte come può essere sconfitto? Sia a livello artistico che nella vita di tutti i giorni 

La sensazione che tutto sia programmato, che tutto debba seguire un format, è reale sia nell’arte che nella vita. Il modo per uscirne è rimettere il rischio al centro.

Nell’arte significa non fare quello che “funziona” per forza, ma quello che senti davvero, anche se non è la scelta più comoda.

Nella vita vuol dire recuperare la capacità di scegliere per davvero, non per imitazione. Quando capisci chi sei e chi non vuoi essere, il Matrix smette di avere potere.

Ecco, questo potrebbe essere uno dei famosi +1 che sarebbe figo mettersi nella propria vita !

Cocaina torna su un tema spinoso, spesso trattato superficialmente nel rap italiano. Troppe volte si tende ad esaltare il fenomeno piuttosto che mettere in guardia dalla sostanza. È più una questione di status o di superficialità secondo te?

Secondo me è entrambe le cose. Da una parte c’è chi la tratta come uno status, come un accessorio che ti fa sembrare qualcuno; dall’altra c’è una banalizzazione enorme, come se non avesse conseguenze.

Io volevo fare l’opposto: non esaltare, ma mostrare la parte sporca, quella che nessuno dice. La sostanza non è glamour, non è moda: è un meccanismo che rovina le persone. 

Raccontarla senza verità è una responsabilità mancata. Jake La Furia dice che a Milano c’è la neve tutto l’anno e ha ragionassimo !

In periferia non è da meno, anzi… ti ci scontri… questa roba è dappertutto. Io non ho voluto fare il paladino ma ho voluto più che altro sottolineare l’ipocrisia che c’è attorno a questo mondo.

Un amico che purtroppo non c’è più una volta mi disse “…coi soldi entri dappertutto ! Con la cocaina entri dove solo coi soldi non ti basterebbe !”, credo che sia la più triste realtà del giorno d’oggi !

In Mostro affermi : “manco capiscono una cazzo di rima”. Perché l’80% del pubblico del rap italiano tende ad accontentarsi e non eleva la propria cultura?

Viviamo in un’epoca dove si ascolta tutto in fretta, dove la rima non viene più letta, viene consumata. Molti si accontentano perché la musica è diventata sottofondo, non approfondimento.

Però la colpa non è solo del pubblico: anche noi artisti dobbiamo alzare l’asticella. Io scrivo per chi vuole capire, non per chi vuole solo scorrere.

Se “non capiscono una rima”, a me va bene lo stesso, perché chi la capisce la sente dieci volte più forte. La tua domanda è molto bella, soprattutto perché menzioni la parola cultura.

Ti dirò, sono in quella fase disillusa che mi ha fatto in realtà comprendere che in questo game si esalta il concetto di essere “bro”, “far parte di una “crew”. Secondo me è tutto fintamente ben recitato.

In tutti questi anni ho visto i soliti aiutare i soliti e tutti porsi al di sopra di tutti… diciamo che sono un “romantico disincantato”.

A me piace sognare. La cultura la vivo e la esalti inconsciamente se sei real. Viene automatico.

Nella cover alle tue spalle c’è un diavolo. Prendo spunto dalla copertina per porti una domanda esoterica: i rapper italiani mainstream secondo te scendono a patti contrattuali che li costringono verso determinate dinamiche? La musica è governata da segni e simboli?

Il diavolo sulla cover è una metafora: rappresenta le tentazioni varie ed eventuali che camminano di fianco a noi durante la vita.

Potrebbe essere intesa come una tentazione dell’industria, i compromessi, i simboli che ti circondano e ti influenzano.

Non credo nei patti oscuri, credo nei patti contrattuali, quelli veri: quando entri in certi circuiti, spesso devi accettare dinamiche che non sempre rispettano la tua arte.

La musica è piena di simboli, sì, ma sono simboli culturali, estetici, narrativi. Il vero demone, più che esoterico, è il sistema che vuole un prodotto invece di un artista.

Io onestamente credo che il diavolo, la tentazione, l’oscuro cammini di pari passo nella mia vita ma quando faccio musica mi accorgo di evolvere in qualcosa di migliore.

Divento una parte migliore di me… ma ciò che di oscuro è con te te lo porti appresso, non lo puoi cancellare. 

Vorrei immaginarmi un mondo parallelo dove intervistando il Diavolo gli chiedono com’è avere un Bleezy sulla cover. Scusa Tiziano, volevo dire qualcosa di gangsta ma è uscita malissimo… però che viaggione!

Bleezy, mi racconti la collabo con MasterMaind e il perché nel disco non sono presenti collaborazioni?

Come non ci sono collaborazioni… c’è il Diavolo ! Scherzo ! Con MasterMaind c’è un legame artistico fortissimo.

E’ un amico prima di essere per me un partner di lavoro. L’ho conosciuto per lavoro, ma è diventato un amico. Lo reputo un puro.

Per lui conta l’arte… nell’immaginario di fazione… lui è uno dei buoni in questa roba qua! 

Quest’album rappresenta per me essendo il mio primo ufficiale solista… una creatura, un vero e proprio bimbo da proteggere e mettere al mondo e MasterMaind è lo zio a cui darei in braccio un figlio se mai diventassi papà!

Ho scelto lui perchè a mio personalissimo parere è il migliore, capisce subito dove voglio andare e riesce a portarmi oltre quello che immagino.

 In questo disco mi serviva qualcuno che sapesse tirare fuori la parte più cruda e più intima di me, e lui ha fatto esattamente questo.

Non ci sono featuring perché 11 è un viaggio personale. Non volevo voci che distogliessero l’attenzione dal messaggio o dall’identità del disco. In futuro tornerò a collaborare, ma qui dovevo parlare io, senza interferenze.

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