Caparezza, Orbit Orbit: la metafora del viaggio per guardarsi dentro

Caparezza is back. L’artista di Molfetta è tornato nel game con Orbit Orbit, nono album ufficiale del Capa, pubblicato il 31 ottobre 2025.
Il progetto si basa su un concept fumettistico. Nono disco e difatti il numero 9 riprende la dichiarazione del critico Claude Beylie che definì il fumetto come la nona arte.
Importante sottolineare che Caparezza è da sempre un appassionato di fumetti, manga e via dicendo. Il disco è composto da 14 canzoni senza featuring.
Orbit Orbit è basato sul concetto del viaggio ( iniziatico, metaforico, esteriore, interiore, reale, fantastico ). La spiegazione ufficiale del Capa è che Orbit Orbit è un accostamento di parole create appositamente per richiamare l’immaginazione, elemento fulcro delle sue creazioni e della sua evasione dalla realtà.
Caparezza cerca rifugio nel non tangibile e per arrivare a quell’espressione invisibile, si affida all’arte. Orbit Orbit è la naturale continuazione di Prisoner 709 ed Exuvia.
Rituali di passaggio, viaggi, arrivi e partenze. Caparezza chiude il cerchio. Nessuna collaborazione e un modus operandi che mette al centro l’attenzione per l’attrazione lirico/testuale e musicale.
L’album può piacere o meno, ma una cosa è certa: per comprendere a pieno Orbit Orbit c’è bisogno di ascoltare con accortezza.
Non si può essere superficiali. Orbit Orbit prende spunto dal manga Galaxy Express 999. Ad accompagnare il disco, anche un fumetto creato da Caparezza in persona. Prima di addentrarci nell’ultima creazione di Caparezza, schiaccia play e goditi le vibe del disco.
Caparezza: la scrittura come Totem
Orbit Orbit conferma una caratteristica peculiare insita in Caparezza: la penna forbita. L’artista, insegna poesia. Orbit Orbit è un album pregno di figure retoriche, citazioni e rime incatenate.
La metrica è accattivante, il vocabolario complesso. Caparezza effettua tutta una serie di accostamenti, menzioni e riferimenti che vanno approfonditi: dal cinema ai fumetti, dai manga alla cultura Zen, Caparezza descrive in rima attraverso un’estetica pazzesca e uno stile iconico.
In un periodo storico in cui la stesura dei brani è spesso banale, elementare, noiosa e scadente, Caparezza ci ricorda cosa significa scrivere un testo.
L’autore ci spinge a riflettere ed utilizza la sua persona come uno specchio nel quale l’ascoltatore può rivedersi, ma è assolutamente fondamentale rimarcare la qualità della penna di Caparezza, fondata spesso su significati doppi o addirittura tripli.
Una delle frasi più sbalorditive è: ” come lo pterosauro di Arzach, ho un personaggio sul dorso/voglio levarlo di dosso”.
Questa barra apparentemente semplice e figurativa, si riferisce al personaggio Caparezza e alla sua voglia di scrollarsi tutto il peso della maschera che spesso deve indossare quando veste i panni dell’artista.

L’immagine preposta a racchiudere il concetto è potente, ma ancora una volta, per catturarne la profondità, bisogna non fermarsi sulla superficie. E questo è solo un piccolo esempio sparso tra le innumerevoli barre da approfondire.
A primo impatto alcune rime possono apparire scontate, ma nascondono significati reconditi. La scrittura di Caparezza è un mistero da svelare.
Schiacciando play, ci si immerge in un mondo di parole che vanno interpretate nella giusta maniera, in modo tale da godersi il viaggio a pieno.
Aprite le orecchie, poi mettetevi a studiare, ricercate e comprendete. La poetica che impregna Orbit Orbit va dritta all’essenza del lirismo hip hop. E questo è un vanto che tutto il movimento del rap italiano dovrebbe apprezzare.
Orbit Orbit: che il viaggio abbia inizio
Orbit Orbit è un album strutturato sui concept del viaggio e del fumetto, portali ideati per espandere l’immaginazione e portarla al suo massimo concepimento.
Caparezza decide di utilizzare questi mezzi per creare un fil rouge con Exuvia e focalizzarsi sulla descrizione della sua persona e/o personaggio.
Questa scelta voluta e legittima dell’autore porta però inevitabilmente ad una ripetitività contenutistica nelle tematiche proposte.
Alcune canzoni si concentrano su aspetti già ampiamente approfonditi da Caparezza nel suo percorso artistico. È il caso ad esempio di Come la musica elettronica, brano che nell’argomento proposto somiglia un po’ troppo a Migliora la tua memoria con un click (entrambi focalizzati sull’invecchiamento).
Anche la questione credenze affrontata in Gli occhi della mente era già stata edita da Caparezza in Confusianesimo.
Perlificat si concentra sull’ importanza dell’immaginazione e dell’arte, elementi salvifici che rivestono un ruolo centrale nell’universo dell’artista.
Caparezza aveva già evidenziato questi concetti nel testo di Eyes Wide Shut. The NDE si sofferma sul tema della morte fisica dell’artista e sul suo spirito che osserva la situazione descrivendo il processo.
Un elaborato simile può essere assimilato ad Annunciatemi al pubblico, brano che si sofferma sul funerale dell’autore.
Piace quando Caparezza approccia a temi sociali: Orbit Orbit è ricerca della libertà nelle sue varie espressioni e difatti l’artista espande i propri confini partendo dalla curiosità, elemento cardine per avere una visione olistica della vita.
Il metodo di Caparezza è scientifico e ancora una volta l’artista ci tiene a sottolineare come la mente sia una sorta di manipolatrice che influenza le credenze altrui.
L’artista ne Gli occhi della mente si riconnette ad un’essenza tangibile ed effettua delle critiche verso alcune categorie.

Sebbene Caparezza prenda di mira chi ha delle certezze legate ad alcuni argomenti, egli stesso rivendica la sua convinzione contraria rispetto a determinate affermazioni, come nel caso delle piramidi di Cheope e Micerino.
In questa occasione, Caparezza non invita al dubbio, alla ricerca, ma propende nell’offrire risposte avverse. Un delirio nel delirio. Resta interessante la volontà di Caparezza di analizzare la mente nelle sue sfaccettature.
Il trittico di brani finali (Pathosfera, Cosmonaufrago e Perlificat) sono gli episodi fondamentali e salienti del progetto.
In Pathosfera, Caparezza concepisce il suo automatizzarsi e distaccarsi dall’empatia, ma allo stesso tempo esiste una presa di coscienza che gli ricorda il suo essere quasi diventato un robot, per cui c’è ancora speranza di salvezza.
Cosmonaufrago è la descrizione dell’ incatenamento. Perlificat (che utilizza lo stesso flow di Pi-Esse Skit, brano presente in Exuvia) è l’elevazione definitiva, l’atto che permette a Caparezza di liberarsi dalle gabbie interiori ed esteriori, attraverso il concepimento delle sue opere.

La metafora dell’ostrica che crea una perla per difendersi da un parassita è meravigliosa e merita uno chapeau.
Il concetto del perlificare è stupendo e attinge dalle radici profonde della cultura orientale e dalla parabola del loto che fiorisce dal fango.
La prima strofa è un concentrato di scrittura ed interpretazione al mic da vero top player. Concludiamo concentrandoci su Darktar, uno dei testi più accattivanti. La scrittura è pazzesca e il brano presenta un incredibile simbolismo che funge da punto di contatto esoterico con la cover.
Alcuni ritornelli non convincono a pieno e appaiono leggermente forzati nell’impostazione e nell’utilizzo delle melodie.
In questo senso, le scelte sono rivedibili. I flow di Caparezza ricalcano la linea intrapresa in passato e da questo punto di vista, non notiamo un’evoluzione nei flussi.

Caparezza, il Rintarō Okabe della musica italiana
A proposito di manga, Caparezza in Orbit Orbit diventa un Rintarō Okabe, “scienziato pazzo” che sperimenta. E anche tanto.
L’accostamento con Rintarō Okabe è molteplice perché oltre a definirsi “scienziato pazzo”, Okabe è un fanatico ossessionato dai viaggi nel tempo e così come Caparezza ha inventato la parola Orbit Orbit, Rintarō ha ideato il vocabolo Steins;Gate.
Orbit Orbit è un progetto musicalmente variegato e tutt’altro che scontato. Caparezza dimostra la sua incredibile capacità di essere un artista a 360 gradi. Non solo una scrittura sopraffina, ma anche produzioni originali.
Autore di tutte le strumentali del disco, Caparezza ha curato i tappeti musicali partendo dal presupposto del non cullarsi sugli allori.
I beat – a differenza dello spettro argomentativo spesso ripetitivo – tendono alla diversificazione. In Orbit Orbit c’è spazio per l’elettronica, la musica classica, l’opera, l’orchestra.
Caparezza in Gli occhi della mente campiona Delirio di Gianni Morandi, mentre in Curiosity (oltre il bagliore) sceglie un outro che fa parecchio riflettere sulla condizione dell’uomo che non guarda mai dentro se stesso.
Pazzesche le atmosfere. In ogni episodio, Caparezza aggiunge un pitch, una sporca, un sottofondo che richiama l’ambientazione proposta. In Pathosfera la melodia iniziale ci riporta all’esplorazione nello spazio e lo strumento che segue si lega a meraviglia.
Cosmonaufrago utilizza dei sample che si riferiscono alla libertà, per poi concludersi con il suono di un sax fuso a delle ritmiche elettrizzanti.
Al minuto 2:07 di Perlificat si nota quanto Caparezza sia tendenzialmente meticoloso nel creare i tappeti musicali.
La melodia proposta, ricorda quella di una favola ed è chicca clamorosa. Il piano che accompagna il sottofondo del tenore è una commistione di stili semplicemente formidabile.
In tutto ciò, nella prima strofa, il beat aveva una piega totalmente differente e boom bap, molto simile a quello di Pi Esse – Skit. L’orchestra di 74 elementi chiude il disco.
Darktar è un’altra genialata fuori dai canoni. Il sound proposto non è cupo, ma thriller, finché nel ritornello tutto si altera e la canzone acquisisce un tono diverso.
Le sporche col vociare “Darktar” rendono tutto più adrenalinico ed opprimente. La strumentale di A comic book saved my life contiene un coro quasi gospel che riempie l’atmosfera in modo inaspettato.
Il banditore funge da cover del brano di Enzo del re e Caparezza decide di rievocare le onomatopee in un contesto totalmente diverso e non minimale. Musicalmente parlando, Orbit Orbit è sfaccettato.
Caparezza si è divertito, ma ha anche dimostrato una capacità sonora di primissimo livello. In The NDE c’è un intermezzo al minuto 1:00 che crea un’atmosfera da canto gregoriano che poi sfuma: tutte queste accortezze, evocano suggestioni sonore che non lasciano indifferente l’ascoltatore.
È evidente che Caparezza abbia effettuato delle ricerche approfondite. La maggior parte degli episodi, si porta dietro una vena dark di tutto rispetto.
L’artista a proposito delle reference presenti nel disco ha dichiarato: “Il riferimento principale è alla musica space ed elettronica della fine degli anni ’70. Kraftwerk, Rockets, i Ganymed, I Signori della Galassia, Gli Space, tutti artisti che si travestivano: sono stati tra i miei punti di riferimento per questo lavoro.
Poi tra le fonti c’è anche Moroder: Io sono il viaggio parte dal suo sound e per me si mischia anche con ‘The Neverending Story’. In Autovorbit c’è la drum and bass”.

Orbit Orbit, conclusioni
Il nono album in studio di Caparezza è un concentrato di scrittura curata, raffinata ed elaborata con criterio. Caparezza non ha perso lo spirito critico che lo contraddistingue e si è rimesso in gioco attraverso dei concepimenti sonori inediti e particolari, anche se non innovativi per il suo background.
L’artista appare ripetitivo in alcune tematiche e alcune elucubrazioni non convincono a pieno come quando l’artista affronta la tesi dell’immaginazione che però non deve sconfinare nella realtà.
Il problema focale in questo senso è che il confine tra fantasia e realtà è molto sottile e ciò che può apparire una fantasia per una mente scientifica, rappresenta una solida realtà per chi ricerca un contatto mistico con l’esistenza.
I testi vanno esaminati ed analizzati, seppur non tutti raggiungono l’identico spessore artistico. Caparezza non è un autore immediato, va svelato con calma, gustandone ogni tratto.
La capacità espressiva è potente. Il Mic è un elemento che coniuga l’arte di Caparezza nella maniera più identitaria e veritiera possibile.
Un dato è certo: Caparezza si conferma nettamente superiore all’80% degli artisti presenti nella scena rap italiana, ambiente che in larga parte si porta dietro il demerito di creare testi minimali, banali e senza una tecnica importante.
Caparezza è un cultore della parola ed utilizza il linguaggio avvolgendolo in un lessico estremamente significativo per chi concede un valore imponente alle rime.
I testi assumono rilevanza e il pubblico è necessariamente portato a confrontarsi con i propri limiti per stimolare la curiosità. La pappa pronta non è una commistione che si addice ad Orbit Orbit. In un’epoca musicalmente nefasta come questa, l’opera risalta ulteriormente.




