De La Soul: lo spirito dell’hip hop vive ancora con Cabin In The Sky

Con il 2025 che sta per giungere al termine è giunto il momento di disegnare un quadro generale del mondo del rap americano. Tra i vari Freddie Gibbs, Clipse e JID, è una la personalità che spicca più di tutti. Sto parlando di Nasir Jones, anche conosciuto come Nas, qualcuno che l’hip hop lo respira da più di 30 anni. Il “King of New York” è stato artefice, insieme alla Mass Appeal, di 6 capolavori (un settimo, l’album con DJ Premier, esce il 12 dicembre). Tra questi, in ordine cronologico, Slick Rick, Raekwon, Ghostface Killah, Mobb Deep, Big L e De La Soul. Con questi nomi, e con un maestro della doppia h in regia, le mine sono garantite. Ma, in mezzo a questi dischi, uno spicca più di tutti.

Il ritorno in grande stile dei De La Soul
È Cabin In The Sky dei De La Soul: il gruppo di Long Island, quartiere di New York, era ormai fermo da quasi 10 anni, da quando aveva pubblicato And The Anonymous Nobody. Ristampe e anniversari dei loro grandi capolavori si susseguono negli anni, fino alla tragica notizia del febbraio 2023: Trugoy The Dove, uno dei membri del gruppo, è venuto a mancare.
Da qui varie difficoltà per i De La, che pensa di smettere col rap, poiché la morte di Dave ha colpito nel profondo Posdnous e Maseo. Quando però i due capirono che era necessario continuare la legacy del gruppo, misero le mani in pasta. Legandosi a Nas e alla Mass Appeal, scelsero dunque di iniziare a lavorare sul nuovo album.
Il senso di questo nuovo progetto è racchiuso in un’intervista rilasciata da Posdnous a NME:
Cabin in the Sky lives in that space between loss and light. It’s about the pain we carry and the joy that somehow still finds us. This album is therapy and celebration at the same time.
Il risultato è ottimo: ciò che stupisce sono l’unione e la volontà di condividere un rap fatto bene, ancora dopo quasi 40 anni di carriera.

La produzione come elemento chiave
Essere alternativi e sperimentali sono due delle caratteristiche fondamentali che i De La Soul hanno sempre prediletto per la produzione dei loro album: nonostante nei primi progetti si affidassero a singoli beatmaker (vedi il leggendario Prince Paul) o a sé stessi, in Cabin In The Sky sono accompagnati da più figure iconiche come Pete Rock e DJ Premier, e allo stesso tempo dal fido Supa Dave West, che si rivela artefice di alcune delle migliori basi dell’intero progetto.
Il boom bap rimane la chiave di tutto, ma non mancano influenze soul e sound gospel, che rendono al meglio l’atmosfera onirica che pervade l’album.
Tra i migliori beat troviamo sicuramente quello di YUHDONTSOP, capolavoro dall’inizio alla fine in ogni suo elemento, quello di Believe (In Him), in cui i De La sono accompagnati da Stout e da K. Butler & The Collective, ed infine quello della corta ma intensa Will Be, su cui la voce di Yummy Bingham si adagia alla perfezione.
La scrittura di altissimo livello
Come ogni mc che si rispetti, Posdnous, principale liricista del gruppo, ha una capacità d’incastro rimasta ancor oggi freschissima: ciò viene dimostrato lungo tutto il disco. Per innalzare ancor di più la qualità dei testi e del lirismo il gruppo si lega anche ad ospiti di tutto rispetto: Black Thought, a cui viene lasciato spazio nella clamorosa EN EFF, Q-Tip, storico membro degli A Tribe Called Quest, e il già citato Nas. Quest’ultimo in particolare si fa portavoce di alcune delle migliori barre, che riflettono sulla situazione del rap in questo momento storico:
As wild as the ’80s, ’90s and ’00s, how it was sick, how did it slip?
Now it’s just Doechii, Dot and SZA with most powerful hits
Leon Thomas, Shaboozey with the country rap
Only Black artists on top of the charts, something’s wack
Allo stesso momento il gruppo si lega però anche all’emotività, uno dei temi più fragili e ricorrenti: brani più toccanti possono essere certamente A Quick 16 For Mama, dove Killer Mike si affianca al trio per comporre una traccia dedicata alle loro figure materne, o Sunny Storms, che mischia l’atmosfera malinconica con un invito a non mollare davanti alle difficoltà.
Relating as we balance on the waters of the world
Navigating days that are sunny and calm, as well as stormy
Basically, you gotta learn to balance during sunny storms

L’unione fa la forza nei De La Soul
Ma l’ingrediente che più ci fa gustare tutto questo disco è il legame stretto che incide su questo trio: si parla di trio, perchè, nonostante la morte di Dave, il gruppo ha mantenuto di gran lunga la sua identità. Posdnous, Trugoy The Dove e Maseo non si sono mai allontanati l’uno dall’altro, sono sempre rimasti una famiglia. Il disco conferma come la loro storia sia in continua evoluzione e come la musica li porti a provare grandi emozioni. In YUHDONTSTOP:
And remember
When It’s Pos and Maseo you see
The magic will always remain three
La morte di Trugoy non spezza alcun legame, anzi lo rafforza ancor di più. Dave non risulta mai in ombra, ma piuttosto si caratterizza come una figura chiave, un protagonista. Senza di lui, Cabin in the Sky non sarebbe nulla.
Ce lo dimostra il brano finale, Don’t Push Me (che riprende la storica The Message di Grandmaster Flash & The Furious Five). Un brano tutto all’insegna di Dave, che, direttamente dal paradiso, ci regala delle emozionanti rime.
L’hip hop è anche questo: è unione, è passione, è l’essere una famiglia che, in mezzo alle difficoltà, si aiuta, si supporta e raggiunge insieme i propri obiettivi. Con Cabin In The Sky i De La Soul lo mostrano a tutti ancora una volta.
Il video che segue è tratto dal termine di un concerto fatto in onore di Trugoy a seguito della sua morte. Non ci sono parole migliori di quelle di Posdnous e Maseo, racchiuse nel video, per ricordare la memoria di un artista che la storia del rap l’ha fatta eccome.




