Interviste

G Role – “What Women Want”: l’R&B made in Bologna ha un nuovo volto

C’è qualcosa di magnetico in What Women Want, il nuovo EP firmato da G Role, artista bolognese con radici ecuadoriane che si sta ritagliando un posto di rilievo nella scena urban italiana. In un panorama spesso dominato da ibridazioni forzate e produzioni seriali, G Role riporta al centro il cuore dell’R&B: voce, sentimento, cura del dettaglio e storytelling.

Il progetto è un concentrato di atmosfere sensuali, suoni profondamente soul e una scrittura personale ma accessibile. È un R&B di matrice classica, cresciuto all’ombra di nomi come Usher, Chris Brown o D’Angelo, ma capace di parlare il linguaggio del presente: beat attuali, collaborazioni mirate (come quella con Nico Kyni) e una sensibilità estetica moderna, attenta tanto al suono quanto all’immagine.

Il titolo, What Women Want, non è solo una citazione ironica: è un tributo autentico al ruolo fondamentale che l’energia femminile ha avuto nella creazione dell’EP. Donne come muse, ma anche come collaboratrici, consigliere, voci dietro le quinte. Un ringraziamento che prende la forma di tracce intime, melodie morbide e momenti di verità emotiva.

G Role dimostra una visione chiara e coerente, sostenuta da una vocalità credibile e da una produzione raffinata, che guarda all’R&B internazionale senza perdere il radicamento nel suo vissuto. Bologna, la crew Unplugged Musique, l’esperienza live e le influenze latine fanno da sfondo a un progetto che non vuole solo suonare bene, ma anche raccontare chi è.

Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua storia, le origini del suo nome, la nascita dell’EP e tutto ciò che rende unico il suo mondo.

Partiamo dalle radici: come nasce G Role? Ci racconti il tuo percorso personale e musicale fino a oggi, e cosa ti ha spinto a scegliere l’R&B come linguaggio?

G Role nasce in una casa sommersa dalla musica, da madre ecuadoriana e padre italiano. Ho avuto la fortuna che la musica piacesse molto ad entrambi ma venendo da due mondi diversi, la quantità di artisti e generi musicali era infinita.

Sono cresciuto con mia madre: Rap e R&B sono sempre stati i suoi generi preferiti. Imitavo tutti i suoi idoli in tv, come Michael Jackson, Usher, Chris Brown e così via. Finché un giorno, più per gioco, ci ho provato anch’io.

Ho iniziato più come rapper, facevo remix e i primi pezzi scritti da me uscivano su YouTube, senza sapere cosa fosse un mix o un master. Scelsi il nome “G Role” senza pensarci troppo: tutti mi hanno sempre chiamato G, che sta per Gianluca, e “Role” in inglese vuol dire ruolo.

Suonava bene e sono partito.
La musica mi piaceva sempre di più, e ho adottato l’R&B come genere dopo un po’ perché inizialmente pensavo fosse impossibile fare qualcosa di remotamente vicino ai miei idoli. Ma è un genere che ho sempre sentito più vicino alla mia persona. Certe sensazioni non riuscivo a trasmetterle col Rap, ho quindi aspettato di avere più confidence.

Qual è stato il primo disco R&B che ti ha fatto dire: “ok, io voglio fare questa roba”?

Probabilmente Indigo di Chris Brown. È un disco che amalgama bene R&B, Rap e Pop. Io ero già partito come rapper, ma con quel disco mi son detto: ok … buttati.

Bologna è la tua città: che ruolo ha avuto nel tuo sviluppo artistico e nella tua sensibilità musicale?

Bologna è la mia città, la mia palestra. Mi ha formato tantissimo come artista, ma ammetto che in casa non avevo cultura musicale sulla città. Crescendo me la sono fatta da solo. Forse è stato meglio così: lascia spazio ad artisti come me di rappresentare la città con un nuovo sound.

ll titolo What Women Want è molto evocativo: da dove nasce l’idea di questo EP e cosa racconta, davvero, delle donne… e di te?

What Women Want è per me una dedica a tutte le donne che mi hanno aiutato con la creazione di questo EP. Mi ritengo molto fortunato ad avere molte donne a cui chiedere un’opinione su una traccia, un video, un outfit, capelli, unghie ecc … L’energia femminile mi ha ispirato tantissimo. Il titolo era il minimo che potevo fare come ringraziamento.

C’è un brano nell’EP che senti più personale o “scoperto” rispetto agli altri? Quello che magari ti è costato di più scrivere o pubblicare?

“Race My Mind” e “What I Need” sono sicuramente i più personali. Il testo della prima l’ho scritto con una persona in mente, mentre ascoltare il ritornello di What I Need mi fa tornare in mente un viso che vorrei dimenticare. Ho deciso di pubblicarle proprio perché suscitano questo impatto, oltre che reputarle belle canzoni.

Hai collaborato con Nico Kyni, uno dei nomi più interessanti dell’R&B italiano. Come vi siete conosciuti e com’è nata la collaborazione?

Nico per me è un pioniere, oltre che un genio. Ho sempre rispettato tantissimo la sua musica. Ho aperto un suo concerto nel settembre del 2024, da lì abbiamo legato tantissimo. Siamo della stessa città quindi era facile vedersi, beccarsi in serata ecc…

Penso sia proprio questo che ha ispirato la nostra collab in “OTW”: il nostro lifestyle ha dettato come dovesse suonare. Ottenere la sua approvazione è qualcosa che ho manifestato non poco.

Fai parte di Unplugged Musique: che tipo di realtà è e in cosa si distingue dalla scena classica? È solo un collettivo artistico o c’è una filosofia più ampia dietro?

La filosofia di Unplugged Musique è quella di distaccarsi dalla solita idea di collettivo. Tutti noi facciamo generi musicali diversi, in lingue diverse. Ai live ci proponiamo sempre in gruppo e portiamo tanti contenuti extra-musica. Ognuno di noi ha diversi punti di forza: saperli congiungere è ciò che ci contraddistingue

Che tipo di energia si crea quando lavorate insieme come crew? State uscendo con qualche progetto insieme?

Lavorare insieme è sempre speciale. Qualcosa bolle sempre in pentola, aspettiamo il momento giusto.

Selene Luna Grandi

Italian journalist, creative and public relator. I moved to London in 2015 after several years of experience as war correspondent for some Italian Newspapers. I write, promote and I'm involved in projects about Medicine, Health, Urban cultures, Environment.

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