Interviste

Inoki, The Jazzness: il cuore dell'hip hop nasce dalle radici. L'intervista

Inoki, The Jazzness. Il 16 maggio, uno degli artisti più importanti di sempre della scena rap italiana, ha pubblicato The Jazzness, un album che rivisita alcuni dei suoi brani più sentiti ed importanti.

Il progetto è strutturato attraverso 9 canzoni, totalmente  riadattate in chiave Jazz, uno dei generi musicali cardine della black music.

The Jazzness si è liberamente ispirato a Jazzmatazz di Guru. Per la realizzazione di questo disco, Inoki ha coinvolto un team di professionisti in grado di riadattare le atmosfere, e rendere il viaggio iconico.

Gli artisti che accompagnano Fabiano sono i musicisti Davide Angelica (Kolosso Band), Gaetano “Kaimano” Alfonsi, Federico Califano, Messico e Giulia Tedesco.

Alle produzioni, troviamo il fido Chryverde, Zibba e KIDDO. Zibba è presente anche come featuring accreditato, insieme a Mefisto Brass, che è l’altra collaborazione dell’album.

Inoki si è sempre distinto come un rapper in grado di prendersi enormi responsabilità, e ci ha messo la faccia perennemente.

Nel periodo COVID, è stato uno dei pochissimi artisti ad esprimersi sul tema, incidendo VEROVIRUS. Nell’epoca dei disastri di Gaza, Inoki ha pubblicato La  Pace È La Risposta, una dedica sconfinata e sentita ad un popolo oppresso e drammaticamente distrutto.

Lì dove i rapper tacciono, Inoki alza la voce, ci mette cuore e anima. Queste sono le parole di Inoki riguardo alla creazione di The Jazzness:

“Per dare vita a The Jazzness, ci siamo ritirati in uno studio immerso in un bosco, sulle rive del Lago d’Orta. Un posto fuori dal tempo. Nessun segnale. Nessuna notifica. Solo strumenti veri, microfoni accesi, e tre giorni per lasciar fluire la musica. Ogni suono è nato lì, senza basi già pronte, senza click track. Abbiamo registrato tutto live, spesso in una o due take. Come si faceva una volta. Come si fa quando ci si fida”.
Abbiamo dormito lì. Abbiamo mangiato insieme. Abbiamo costruito un disco come si costruisce un legame: ascoltandoci
Quel bosco non è solo un luogo. È diventato parte del suono. Se chiudi gli occhi mentre ascolti l’album, puoi sentirlo: il legno della stanza, l’aria densa, la voce che rimbalza sui muri caldi. Puoi sentire quello che abbiamo vissuto, e non solo quello che abbiamo suonato

Ho avuto l’opportunità di intervistare Inoki e farmi raccontare retroscena ed approfondimenti su The Jazzness. Prima di immergerti nell’intervista, goditi il viaggio e le vibes del disco.

Ciao Inoki, benvenuto e grazie! The Jazzness è il tuo nuovo album, progetto strutturato sulla rivisitazione in chiave Jazz di alcuni tuoi brani. Oltre al fattore cronologico dei 20 anni, qual è stata l’esigenza  interiore che hai avvertito nel concepire il disco?

The Jazzness è nato dall’esigenza di creare della musica di un certo tipo, fatta bene. Oggi, nel 2025, è rimasta pochissima musica di un certo spessore.

Dunque, con questi fantastici musicisti, fenomenali e miei coetanei, gente di una certa età e cultura, con cui avevo già condiviso un tour bellissimo riguardo a MEDIOEGO, abbiamo deciso di “fare la Musica”. In più, queste canzoni, erano troppo belle per farle cadere nel dimenticatoio. 

Come mai hai scelto proprio questi 9 brani, e qual è stato il metodo che hai utilizzato per adattare il flow a questo nuovo stile?

All’inizio volevo rifare Fabiano detto Inoki, dato che mi è stato rubato il disco, e sono 20 anni che sfruttatori e speculatori mangiano sulla mia dura fatica.

Però poi mi sono detto:” ma perché dare tutta questa importanza agli infami? Ripercorriamo un percorso di vent’anni e diamo valore alle canzoni.”

Il Jazz è strettamente correlato alla black music, radice fondamentale anche del rap. Quanto è importante per te tornare all’essenza, respirare vitalità e verità attraverso la musica?

Per me non è importante, perché io non ho bisogno di tornare da nessuna parte. Io ci sono sempre stato, dal giorno meno uno, fino al giorno più dieci.

Per gli altri è fondamentale: spero di essere d’ispirazione, e di poter offrire uno spunto ad altri artisti, in modo tale che ricerchino le cose vere, reali, autentiche. 

Mi parli della formazione che ti accompagna in questo viaggio? Come hai conosciuto questi artisti, e come avete concepito la realizzazione del progetto?

Come ti ho riferito in precedenza, avevamo già fatto insieme il tour di MEDIOEGO, però ad esempio Messico, il bassista, lo conosco da 25 anni.

Convivevamo in una casa a Bologna tantissimo tempo fa. Il “Kaimano”, l’ho conosciuto da poco e lui è davvero un fenomeno. È il batterista.

Davide KIDDO è clamoroso, non ne parliamo. Lui è un po’ il direttore d’orchestra. Questi artisti, essendo di Bologna e suonando a Bologna, avevano proprio voglia di collaborare con me e rivolevano Inoki a Bologna.

Io avevo voglia di ritornare a Bologna e quindi Bologna è il legame, il filo conduttore tra me e i musicisti della band, che sono tutti parte integrante di questa città. 

In un mercato musicale dominato dai giochetti delle etichette discografiche e dell’industria, ancora una  volta decidi di navigare controcorrente, con lo spirito pirata che ti contraddistingue. Qual è il movente che guida la tua arte?

I soldi sono belli, piacciono a tutti e anche a me, ma quanto è bello essere diversi dagli altri e mettergliela nel c * *o? È una soddisfazione troppo grande, che non potrò mai togliermi. È troppo più bello nuotare controcorrente e fare fatica, piuttosto che lasciarsi condizionare dal sistema

In questa nuova veste, i brani hanno acquisito una spiccata sensibilità che va un po’ ad opporsi alla maschera machista, indossata da tanti rapper italiani. Ti senti nel tuo momento di massima maturazione artistica?

 Io sono Vero, sono sempre vero. Il machismo è per gente che non ce la fa. Cioè se sei macho è perché non sai rapportarti con l’altro sesso. Si, questo è il mio momento più vero. È il mio prime e sarà sempre il mio prime. 

20 anni di onorata carriera, in cui ti sei posto come una mina vagante, che ha sempre messo al primo posto l’amore per l’hip hop. In un rap italiano sempre più spettacolarizzato dal business, qual è il metodo migliore per elevare questa cultura?

Anzitutto trent’anni di carriera. Il metodo migliore è restare sé stessi e divertirsi sempre

All’interno di The Jazzness ci sono molte canzoni che trattano temi sociali; i contenuti effettuano dei focus sulla società. Credi che il rap debba prendersi la responsabilità di esprimere determinati concetti?

Il rap si è sempre preso la responsabilità. È ultimamente che qualcuno ha perso un po’ di vista il focus. Il problema è che i giovani non sanno più cosa sia il vero rap. Qualcuno glielo deve ricordare sempre. 

Inoki, The Jazzness è il preludio ad un nuovo progetto di inediti, oppure è una tappa a sé stante sulla quale ti soffermerai per un po’ di tempo?

È una tappa a sé stante su cui mi soffermerò. Il tempo di concludere tre belle date. Una sarà a Bologna il 31 Luglio alla Fiera di San Lazzaro a San Lazzaro di Savena, un’altra la faremo al Blue Note di Milano il 30 Settembre, e stiamo cercando di metterne giù una terza per Roma, calendarizzata ad Ottobre. Ad ogni modo, sto già preparando degli inediti ed arriverà anche un bel disco nuovo di zecca. 

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