Interviste

IZAKAYA – Mush Beats trasforma il Giappone in un viaggio tra hip hop, cultura e minimalismo sonoro

“Izakaya” non è solo il nuovo album di Mush Beats, ma un vero e proprio universo narrativo dove il Giappone incontra l’underground italiano. Il producer veneziano, fondatore della label indipendente We Bring Bass, fonde la ricerca estetica orientale con il linguaggio crudo e diretto del rap di strada, costruendo un progetto che è insieme rituale e riflessione. Proprio come nei tipici locali giapponesi da cui prende il nome, in Izakaya ci si siede attorno a un bancone per condividere esperienze, parole e vibrazioni: ogni artista coinvolto porta la propria storia, come un piatto diverso servito alla stessa tavola.

Frutto di un lavoro maniacale sul dettaglio e sull’equilibrio tra groove, tradizione e introspezione, Izakaya rappresenta la sintesi perfetta del percorso artistico di Mush Beats. Dalle prime produzioni lo-fi ai beat cinematografici e meditativi, il produttore veneto evolve verso un suono maturo, personale, in cui la disciplina e la ricerca della perfezione tipiche del Sol Levante diventano filosofia creativa.

Nel disco si intrecciano influenze boom bap, lo-fi e sonorità più moderne, ma il filo conduttore resta la visione: un’idea di musica che non si limita a fare da sottofondo, ma costruisce un ambiente — un “luogo” in cui ascoltare, riflettere e incontrarsi.

Un izakaya musicale dove la cultura giapponese diventa metafora di vita e di attitudine hip hop.

“Izakaya” nasce da un concept fortemente visivo e culturale. Cosa ti ha spinto a ispirarti al Giappone e in che modo questa estetica si riflette nel tuo modo di produrre?

Izakaya é la trasposizione in musica di un’altra mia grande passione, ovvero la cucina, e in particolare quella giapponese.

Mi affascinano sia le ricette e i sapori, che il mindset con cui ragionano nel Sol Levante. Li quando iniziano una professione o un hobby lo portano avanti per tutta la vita cercando la perfezione.

Nelle mie produzioni ho cercato di portare un po questo concept, provando anche a rimanere il piu minimalista possibile.

L’Izakaya é inoltre il locale notturno dove i lavoratori si ritrovano per scaricare la tensione dopo una lunga giornata, per mettere qualcosa sotto i denti e bere qualche birra, oltre che a confidarsi e sfogarsi con l’oste.

Questo progetto vuole essere appunto la raccolta di tutte le voci degli artisti presenti, come se si fossero ritrovati sotto al tetto del mio locale a condividere lo stesso grande tavolo!

Nel disco convivono discipline, contaminazioni e una grande attenzione al dettaglio. Quanto c’è di “disciplina giapponese” nel tuo approccio al beatmaking?

Come ho anticipato nella domanda precedente il mindset nipponico mi ha sempre affascinato e si é inevitabilmente consolidato nel mio workflow.

Spesso faccio fatica a chiudere il progetto di un beat perche continuo a pensare a come migliorare ogni dettaglio e aggiungere nuovi spunti!

Come diceva Alchemist, un beat non é mai finito, il beat viene “abbandonato” e fatto uscire!

Il sound è elegante ma crudo, cinematografico ma sempre street. Ti senti più vicino al mondo del lo-fi, al boom bap o a un’estetica più moderna da underground europeo?

Non mi sono mai dato un’etichetta o una categoria, non ci ho neanche mai pensato.

Mi piace spaziare tra vari correnti e influenze in base al periodo, al mio mood, e in base a quello che sto ascoltando.

In altri progetti sono stato più coerente come stile, mentre in questo ho cercato di inserire vari tipi di sound per arricchire l’offerta per l’ascoltatore finale.

In questi anni hai costruito una solida identità anche grazie a We Bring Bass. Che ruolo ha la label nella diffusione della cultura hip hop del Nordest?

La nostra label é nata per aiutare i piccoli artisti, locali e non, a distribuire e promuovere la loro musica.

Purtroppo nelle nostre zone non c’è un movimento discografico di alcun tipo, e spesso uno non sa neanche dove partire per pubblicare un progetto!

Speriamo di poter scoprire e spingere tanti nuovi artisti della zona perché ce ne sono, e se lo meritano!

Guardando avanti, dopo “Izakaya”, pensi di continuare su questa strada di contaminazioni culturali o ti immagini un cambio radicale di sound?

Sinceramente non ho ancora pensato ancora a nulla a livello di prossimi progetti personali. Sicuramente vorrei fare altri progetti con i miei soci di Zoo di Venezia, Busi e Panda!

Mi piacerebbe anche fare degli album, come fatto con Joe Panzer in Gioventu Baciata, interamente prodotti da me per un rapper!

E ovviamente torneró con altri progetti con concept simili ad Izakaya, quella giapponese é una cultura talmente vasta e affascinante che non smetterà mai di ispirarmi!

Redazione

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