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Moreno, tra mainstream e identità RE/START segna il suo nuovo inizio

A dieci anni dall’uscita di Slogan, Moreno torna con RE/START (Newphonix / distribuzione Universal Music Italia), un album che arriva in un momento particolare della sua traiettoria artistica e che, volenti o nolenti, si porta dietro tutto il peso di una storia pubblica complessa. Moreno è stato uno dei primi rapper italiani a passare dalla dimensione delle battle e del freestyle competitivo a una visibilità televisiva totale, diventando nel 2013 il primo artista hip hop a vincere Amici e a portare il rap nel prime time generalista senza filtri.

Da lì in poi, la sua carriera ha vissuto fasi molto diverse: un’esplosione iniziale, un posizionamento fortemente mainstream, poi un progressivo allontanamento dal centro del dibattito musicale. RE/START nasce proprio in questo spazio di mezzo, dopo anni di silenzio discografico e di lavoro lontano dai riflettori, ed è pensato come un ritorno consapevole, non nostalgico. Il disco arriva con numeri importanti e un riscontro immediato, ma soprattutto con un’idea chiara: rimettere ordine, raccontare cosa è successo e riprendere il controllo della propria narrazione artistica.

Ed è anche per questo che un disco come RE/START ha senso essere recensito: non come evento mediatico, ma come progetto che prova a riaprire un dialogo tra passato, presente e pubblico, al di là delle etichette che negli anni gli sono state appiccicate addosso.

Il mainstream che marchia

Il nome di Moreno è da sempre divisivo. È stato percepito come un rapper “arrivato troppo in fretta”, come un artista associato più alla televisione che alla scena, come una figura difficile da collocare in un racconto hip hop tradizionale. Ma fermarsi a questo sarebbe riduttivo. Il punto, semmai, è che Moreno ha incarnato prima di altri una contraddizione che oggi è normalizzata: quella tra rap e grande pubblico, tra autenticità e accessibilità.

RE/START non tenta di cancellare quel percorso, anzi lo assume come parte integrante del racconto. Il disco nasce dopo anni di spostamenti, viaggi, collaborazioni sparse, esperienze vissute fuori dai circuiti abituali, e questo si riflette in un progetto che parla di ricostruzione personale prima ancora che artistica. Non c’è la volontà di “riprendersi la scena” a colpi di proclami, ma piuttosto quella di rimettere a fuoco il proprio centro.

In questo senso, il disco è anche una risposta silenziosa a chi ha sempre letto Moreno solo attraverso il filtro del successo televisivo. Qui il tono è diverso: meno bisogno di dimostrare, più bisogno di raccontare. La scrittura insiste su cadute, ripartenze, disorientamento, ma senza vittimismo. È un disco che prende atto di quello che è stato, senza rinnegarlo e senza idealizzarlo.

Moreno: un ritorno lineare, tra rap, urban e semplicità comunicativa

Dal punto di vista musicale, RE/START è un lavoro eterogeneo ma coerente. Le tracce attraversano rap, urban e pop con naturalezza, senza forzare i passaggi e senza inseguire mode in maniera ossessiva. Le collaborazioni sono numerose e trasversali – dal rap italiano a quello internazionale, passando per voci più melodiche – e contribuiscono a costruire un disco corale, più aperto che identitario in senso stretto.

La forza principale del progetto sta nella semplicità della delivery. Moreno non punta sulla complessità tecnica fine a sé stessa, ma su una comunicazione chiara, diretta, spesso lineare. È una scelta che può dividere, ma che qui funziona perché è coerente con il messaggio: RE/START vuole essere comprensibile, accessibile, senza maschere. Anche quando le melodie si fanno più pop, l’intenzione resta quella di raccontare.

Questa linearità si riflette anche nell’immaginario: una copertina essenziale, scura, senza sovrastrutture, che suggerisce più introspezione che spettacolo. Nessun manifesto, nessuna estetica urlata. Tutto è tenuto su un livello sobrio, quasi minimale, che rafforza l’idea di un ritorno ragionato, non gridato.

RE/START non è il disco che riscrive le regole del genere e probabilmente non è destinato a mettere tutti d’accordo. Ma è un ritorno credibile, ascoltabile, sincero. Un album che non chiede di essere rivalutato a priori, ma di essere semplicemente ascoltato per quello che è: un nuovo punto di partenza.

Selene Luna Grandi

Italian journalist, creative and public relator. I moved to London in 2015 after several years of experience as war correspondent for some Italian Newspapers. I write, promote and I'm involved in projects about Medicine, Health, Urban cultures, Environment.

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