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Nas: cinque tracce immortali nella trilogia di King’s Disease

11 Novembre 2022: non tutti i fan dell’hip hop si ricorderanno questa data, ma chi è ben attento sa che è il giorno in cui è uscito il terzo e ultimo capitolo della saga dei King’s Disease di Nasir Jones, meglio conosciuto con il leggendario nome di Nas.

Quest’ultimo, agli inizi dei 2020s, decise di mettere le mani in pasta riportando in voga l’hip hop vecchia scuola, come lui sa ben fare, incidendo una tripletta di album destinati a rimanere nella storia di questo straordinario ed emozionante genere musicale.

Tutti e tre i dischi di Nas sono conditi con la partecipazione del beatmaker Hit-Boy, che negli ultimi anni ha affiancato Nas in quasi tutti i suoi “viaggi” in studio, offrendoci delle produzioni che spaziano dalla doppia h pura, fino ad influenze anche soul, black e jazz.

Il primo capitolo di Nas “King’s Disease” uscì nell’agosto del 2020, il secondo nello stesso mese ma nell’anno successivo e il terzo nel 2023.

Analizzando dall’esterno i dischi si potrebbe pensare che essi non abbiano un livello di importanza tale da raggiungere progetti sacri come Illmatic o It Was Written: nella realtà, sebbene la qualità sia per certi versi inferiore (ma comunque altissima, nonostante i 50 anni di Nasir), essi costituiscono un mattoncino fondamentale per costruire (e completare) una carriera già ricca di momenti densissimi.

In particolare, il primo progetto riuscì a vincere il titolo di “Best Rap Album” ai Grammy Awards del 2021 (sconfiggendo il capolavoro Alfredo di Freddie Gibbs e The Alchemist) e segnò il ritorno del The Firm (storica crew formata da Nas, AZ, Cormega e Foxy Brown e strettamente legata a Dr.Dre).

Il secondo disco ricevette la nominee alla cerimonia dei Grammy dell’anno successivo, e portò alla collaborazione con Eminem e gli EPMD, oltre che alla presenza della leggendaria Lauryn Hill, che fece coppia con Nas per la seconda volta in carriera dopo il 96′. Infine il terzo capitolo fu nuovamente inserito nelle nominees dei Grammy.

Propongo quindi una top 5 dei pezzi della trilogia, per dare un assaggio di ciò che essa è stata e che continua ad essere.

1. Nobody ft. Lauryn Hill (King’s Disease II)

Nobody è il secondo capolavoro che viene inciso dalla leader dei Fugees e dall’artista del Queens: per certi versi questo brano viene posto in contrapposizione alla precedente If I Ruled The World. In quest’ultima infatti si raccontava di ciò che avrebbero fatto se avessero avuto in mano l’universo (pensieri più che leciti per artisti ancora giovani alla ricerca di un posto nel mondo dove stabilirsi), mentre in Nobody è tutto il contrario. In un mondo ormai inquinato da false speranze, social e materialismo, sia Nas che Lauryn Hill cercano la libertà di cui sono stati privati, in un posto in cui la possono sperimentare. Colpiscono le frasi del “King of New York” e della Hill:

Visit beatiful places, there’s more out than the trap”

“So aggressive, the world you made is what you’re left with
Pride and ego over love and truth is fuckin’ reckless”

2. Nas is Good (King’s Disease II)

La traccia funge da outro del secondo capitolo della trilogia: un brano breve, che ci lascia con buoni propositi per la parte successiva della saga. Troviamo autocelebrazione e analisi interiore: Nas da una parte rivendica fieramente di essere parte della comunità afroamericana, di cui cita una breve parte delle origini della sua storia, mentre dall’altra decide di riflettere sul percorso della sua vita. Un percorso che parte dal basso, dallo strato più infimo della società, e risale verso l’alto, tramite l’arte, raggiungendo grandi obiettivi.

3. Reminisce (King’s Disease III)

Sebbene questo brano sia di livello leggermente inferiore sia dal punto di vista degli incastri che dal punto di vista del concept, ho scelto di inserirlo per dimostrare la versatilità e la capacità di adattamento che Nas possiede. Hit-Boy, maieuticamente, con la sua produzione, fa emergere dall’anima del rapper il suo tratto più moderno.

La base infatti parte con un boom bap vecchia scuola, con il classico sample jazz, ma via via si modifica, arrivando a toccare sonorità alquanto trap. Pochi rapper che hanno esordito negli anni 90′ hanno la capacità di procedere in modo così scorrevole su delle basi più veloci ed elettroniche: Nas riesce a farlo egregiamente, mettendosi in mostra e dimostrando nuovamente che non ha da invidiare niente a nessuno.

4. I’m On Fire (King’s Disease III)

Da questa traccia si può evincere come ogni mc che si faccia rispettare possieda dentro di sè una fiamma (quindi metaforicamente un motivo), che lo porti a continuare a diffondere la cultura. Lungo il brano, in particolare nel ritornello, è ripetuto il titolo della canzone come un monito per ricordare di portare avanti la propria missione, rimanendo fiduciosi nel messaggio che si condivide.

Nas ci descrive un mondo in cui da una parte c’è lui, elevato sopra tutti, e dall’altra la scena hip hop, ormai sul punto di decadere davanti al suo strapotere.

5. The Cure (King’s Disease)

È la dimostrazione che, a livello di incastri e di punchlines, l’autore di Illmatic non è ancora secondo a nessuno. Ciò che rende speciale questa canzone sono il beat switch, nuovamente opera di Hit-Boy, e la modalità con cui tutte le parole vengono legate insieme con uno schema metrico ben preciso. La seconda strofa, in particolare, contiene alcune delle sue migliori barre degli ultimi anni, riferimenti a 2Pac e elementi che confermano il peso che Nas ha avuto su un’intera generazione musicale.

È impossibile ridurre l’operato di un artista così importante a cinque semplici canzoni: invito a recuperare tutta la discografia di un rapper che l’hip hop lo mastica ancora oggi.

Un rapper che, a 52 anni, continua a rimanere fondamentale per questo movimento: la Mass Appeal, etichetta fondata da lui più di 10 anni fa, nel 2025 ha ipotizzato di rilasciare 7 album che ci fanno credere sempre più che “hip hop is not dead” (non a caso proprio un titolo di un album di Nas).

Dischi con nomi di spessore: Slick Rick, Ghostface Killah, Raekwon, Mobb Deep e Big L sono quelli già usciti. In dirittura d’arrivo non solo il nuovo progetto dei De La Soul, ma soprattutto il joint album collaborativo proprio tra Nas e DJ Premier. Solo l’accostamento di questi ultimi ci fa pregustare un capolavoro senza tempo.

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