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Nas e DJ Premier: Light-Years segna un ritorno in grande stile

Nel 1994 un ragazzino del Queensbridge, noto quartiere di New York, usciva con Illmatic, un album che avrebbe rivoluzionato la musica hip hop. Quel ragazzino era Nas e all’interno del progetto, tra i 10 brani di altissima qualità, uno è spiccato più di tutti: NY State of Mind. In quest’ultimo le barre di Nasir sono accompagnate dalla produzione di DJ Premier, beatmaker già affermatosi con i Gang Starr.

Fu l’inizio di qualcosa di leggendario: incisero Represent e Memory Lane, entrambi contenuti proprio in Illmatic, I Gave You Power, Nas Is Like, e tanti altri capolavori. Tutto ciò ha portato ad un sogno per tutte le “hip hop heads”: dopo la collaborazione in Define My Name lo scorso anno, è arrivata la pubblicazione, in una giornata di dicembre, di Light-Years, il loro joint album. Un altro disco che, insieme a tutta la serie “Legend Has It….” della Mass Appeal, conferma ancora una volta come l’hip hop sia più vivo che mai.

Il viaggio di Nas tra maturità e nostalgia

Come è successo per gran parte dei dischi di uno dei “Kings of New York”, i racconti che troviamo all’interno delle tracce oscillano tra i ricordi delle sue esperienze del Queens e la consapevolezza con cui, da adulto, osserva tutto ciò che ha fatto.

Il liricismo non è mai abbandonato: Nas rimane sempre uno dei migliori artisti in termini di storytelling e con gli anni non si è mai snaturato, arrivando a toccare picchi altissimi anche nei suoi ultimi album. Le narrazioni del ghetto sono sempre molto crude e entrano nella nostra mente come folgorazioni, come se le stessimo vivendo in prima persona.

Compiamo un viaggio tra i blocchi di NYC in cui viveva da ragazzo e ci poniamo dal punto di vista dell’occhio critico che assume Nas. Non rinnegare il proprio passato, ma essere consapevole di ciò che ha fatto e ha affrontato.

Per questo appare fortemente nostalgico: lo mostra in Sons (Young Kings) oppure nel terzo capitolo della saga dei NY State of Mind, prodotti da Premier. Di quest’ultima, in cui troviamo anche un fantastico ritornello del cantautore Billy Joel, colpiscono alcune frasi:

They buildin’ hotels where once was the Devil’s playground
Michelin stars, cool, but the streets is cookin’ that beef stew

And Queens was a teen, then kid with a chain
Holdin’ a pen and wrote pain, we’ll never see this again, so

Immagini incredibili vengono dipinte anche in Shine Together:

The cribs are mini-museums
The closets are more like small department stores, I drop that raw

La celebrazione dell’hip hop

Preemo e Nas sono due dei soldati schierati dalla doppia h: in Light-Years il loro legame con l’hip hop si rafforza ancora di più. Il duo lo esalta e lo commemora apertamente: l’hip hop è molto più che un genere musicale. Si parla di rispetto, di senso di comunità, di unità, di quattro discipline: un brano che lo mette in evidenza è sicuramente Writers.

Come ben sappiamo, il writing è sempre stato un fardello essenziale per tutti i fan del rap. In Writers, Nas si fa portavoce di alcune delle figure leggendarie nel mondo dei graffiti: non si limita al suo paese, ma arriva in tutto il mondo.

Celebra tutti, donne e uomini, senza distinzione di genere. Tra gli artisti che cita troviamo anche il compianto Phase 2, che ha collaborato anche con Neffa ne “I Messaggeri della Dopa“, con Kaos e Gopher D nell’ep “L’Anello Mancante” e con tanti altri esponenti del movimento hip hop in Italia.

Anche nello skit iniziale di Madman, ci viene data una visione dell’hip hop:

And how do you feel about the music business now in general right now
In comparison to before when you first started?

Well, there’s much more respect, they respect it as, as an art form now
How, what were the feelings back then when you first started?
N***a music

Una coppia affiatata: altri spunti interessanti

Nas e Premier si completano uno con l’altro. La produzione prende una direzione alquanto uniforme, con beat old school, accompagnati da campionamento e dai soliti e immortali scratches. I beat si mostrano molto simili uno con l’altro, tranne le classiche eccezioni, ma ciò viene bilanciato alla perfezione dal rapper del Queens, dalle sue barre taglienti e dai suoi incastri ben studiati.

Tra le migliori basi troviamo quella di Junkie, quella di GiT Ready, che riprende moltissimo la storica Rapper’s Delight della Sugarhill Gang, e quella dell’intro My Life Is Real.

nas

A mio parere, la vera genialata è Nasty Esco Nasir. Il titolo è già evocativo, rappresenta le tre identità che ha assunto il rapper durante tutta la sua carriera. Ciò che però spicca in questo brano è il fatto che Nas dia la possibilità a tutti e tre i suoi alter egos di emergere. Nasir scrive direttamente nella terza strofa, mentre nella seconda si consuma un dibattito da capolavoro.

Si “sfidano” Nasty ed Esco, abbreviazione di “Escobar”: Nasty, memore della sua vita nel ghetto, rimprovera ad Esco di essere eccessivamente attaccato ad uno stile di vita materialista e fatto di ricchezza (ovviamente il riferimento è a Pablo Escobar), contrapposto ai veri valori dell’hip hop che un artista dovrebbe assumere.

Infine, la reunion con AZ ci fa emozionare: i due, membri del The Firm, tornano per una collaborazione in My Story Your Story. Altro brano che espone il livello lirico di due rapper assurdi, che affiancati a Preemo, creano qualcosa di magico.

L’obiettivo di Nas e DJ Premier

Il joint album di Nas e DJ Premier conferma ancora una volta la connessione che troviamo tra i due: chi, come Nasir, non ha niente di dimostrare ma tanto da raccontare, e chi, come DJ Premier, continua a sfornare basi assurde, anche dopo più di 30 anni di carriera.

Non è solo un ritorno per dare il contentino ai fan, è lo sforzo e la passione di due persone che non vogliono spegnere la fiamma del rap che brucia ancora oggi e continuerà a bruciare per sempre.

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