Nitro è tutti gli INCUBI dei rapper italiani. L'intervista

Nitro is back. L’artista nativo di Vicenza è tornato con l’album INCUBI e lo ha fatto a modo suo, con lo stile che lo contraddistingue ormai da anni. Ho conosciuto Nitro circa 13 anni fa e l’ho fatto tifando per lui incollato alla TV mentre osservavo Spit. Il samurai del freestyle si è trasformato nel rōnin senza shogun del rap italiano.
Il rapper vicentino ha alzato il livello e i suoi ultimi progetti sono un concentrato di barre, concetti, stile, metriche, flow e contenuti di altissimo spessore. Lo dico senza remore: Nitro è uno dei rapper più completi del rap game italiano. Mentre gli altri giocano a fare i fake gangsta o si dilettano a scegliere in vetrina le varie hit pop da propinare al pubblico, Nitro scava nel profondo. Di sé stesso e della società.
L’artista ha letteralmente effettuato un plus sostanzioso semplicemente restando fedele alla sua essenza. Background intatto, una scrittura decisamente d’impatto e una concezione dell’hip hop che si distacca dai cliché e dalla routine a cui siamo tristemente abituati.
Nitro ha scelto di porsi come un fenomeno di rottura e lo ha fatto con una consapevolezza importante. La maturità artistica raggiunta va di pari passo con la sua crescita umana. Nitro può ancora migliorare tanto e questo perché è un giovane veterano del game: STORIA DI UN ARTISTA docet.
Lì dove l’80% dei rapper bazzica tra marketing, superficialità e ripetitività, Nitro arriva per scuotere menti e coscienze. Nonostante GarbAge, OUTSIDER e INCUBI presentino alcuni episodi più deboli di altri, nel complesso Nitro ha conferito il giusto valore all’arte, rendendola opera che analizza il sistema in cui viviamo e l’interiorità dell’individuo.
Ho avuto l’opportunità di ascoltare in anteprima il nuovo album di Nitro e sottoporre un’intervista all’artista. Gli spunti sono tantissimi e tutti importanti. Prima di goderti l’intervista, schiaccia play e perditi negli INCUBI.
Ciao Nitro, benvenuto e grazie! Cominciamo dal titolo: perché hai scelto proprio gli INCUBI e cosa rappresentano per te sia nella vita reale che metaforicamente a livello subconscio? E cosa sono per te oggi gli INCUBI?
Gli incubi racchiudono le paure, le ansie, le angosce, le preoccupazioni. Mi piaceva molto perché era un termine omnicomprensivo, dato che come nel caso di Suicidol affronta un argomento che riguarda tutti/e.
Suicidol era focalizzato sulla morte, questo sugli incubi che sono una prerogativa di tutti/e. L’apporto reale di questa cosa è che io faccio da sempre incubi, praticamente da quando sono piccolo.
Me li ricordo tutti, anche se fumo (ride, ndr). Ho veramente un alto livello di dettaglio nei miei incubi; riesco a leggere parole, messaggi, sentire melodie, profumi, odori e sono anche onironauta, nel senso che riesco a svegliarmi a comando dagli incubi, a cambiare mondo se sono in una situazione brutta.
L’angoscia comunque rimane. Dico sempre che quando riposo, in realtà non è così perché sto combattendo in un altro universo.
A volte faccio incubi così lucidi che quando mi sveglio, mi chiedo se sono ancora nella realtà o dentro al sogno, capito? Quindi è un leitmotiv onnipresente nella mia vita.
Nel disco sono presenti tantissime critiche alla futilità della società moderna, alla finzione opprimente, alla dittatura dei numeri e del denaro. Il rap deve prendersi la responsabilità di essere ancora il veicolo più importante per contrastare la cultura dominante?
Per me non è necessario. Non pretendo che quello che faccio io, debbano farlo tutti, anche perché mi renderebbe meno unico.
Semplicemente il rap è esprimersi, essere quello che sei ed io sono così, non riuscirei ad essere diverso, mi sentirei in un vestito che non mi sta bene e non mi appartiene.
A me piace molto che quando qualcuno lancia una frecciata, un’accusa, faccia anzitutto Mea Culpa e parta da quella base lì.
Questo discorso si ripercuote in tutto il disco. Difatti Odio Il Rap afferma che la colpa è anche nostra, quindi pure mia.
Oppure quando faccio la rima sull’antiabortista, dico che io sono più egoista di un antiabortista. Comunque c’è sempre una coltellata sia a me che al prossimo, per farti capire che io non mi elevo su un livello superiore rispetto a chi mi ascolta, anzi: sono proprio come voi!
Sono il primo ad avere cose giuste e sbagliate. Anch’io ho delle robe da rimproverarmi, non è che faccio solo il santone, il predicatore.

Impossibile non parlare di Odio Il Rap, una delle tracce più importanti che mi aveva già emozionato sentendola a One Take. Ti chiedo, onestamente: la colpa della troppa superficialità opprimente nel rap italiano dipende più dal poco osare degli artisti, da una cultura decadente del pubblico, dall’ignoranza dei media o dalla dittatura delle Major?
È come un tradimento: le cose si fanno in due nel senso che tu artista non hai abbastanza forza di carattere e la spina dorsale per diventare un fenomeno di controcultura o per essere un polo indipendente di spirito critico che non vuole scendere a compromessi.
D’altro canto, la colpa è anche delle major e tutta la discografia poiché investono soldi sulla merda, quindi anche loro sono complici sotto un certo punto di vista.
Se danno più soldi a uno che fa merda piuttosto che a un rapper che fa poesia, sono assolutamente complici del decadimento culturale.
Anche perché poi altri ragazzi vedono che la merda vende più della poesia e comincia a piacergli più la merda che la poesia.
Il pubblico l’ho visto molto spesso viziato, nel senso che troppe volte i fruitori non si sono resi conto dei talenti che avevamo e ha preferito banalizzarli o inscatolarli nel dimenticatoio e poi magari leccano il culo al rapper americano che fa cagare al cazzo, solo perché è americano e in quel momento va di moda.
Se penso al momento Lil Pump o a quello di 6ix9ine, posso dire che in Italia erano idolatrati per sentito dire. Mi sono pure preso della merda ai tempi perché ho detto che di 6ix9ine mi piaceva la musica, ma era un troll di merda su internet e si comportava malissimo. E pensa un po’, c’avevo ragione.
Però in passato, mi sono preso le critiche. Del pubblico ti dico anche un’altra roba, ma lo faccio con sentita amarezza e senza rimprovero: mi dispiace che il pubblico sia caduto nel trick dei numeri.
Cioè voi fruitori, non siete manager. Voi non dovete guardare i numeri, ma ascoltare la musica. Io quando ascoltavo i dischi che mi piacevano, non me ne fregava un cazzo di quante copie avevano venduto: a me piaceva, punto.
È assurdo che – rispetto ai manager con cui lavoro – sento parlare più i ragazzini di numeri, flop, classifiche e prime. Cioè raga, non stiamo vendendo prodotti, ma facendo arte! Questa è arte!

STORIA DI UN ARTISTA è uno storytelling sulla tua carriera, esempio concreto di vero hip hop. Del tuo percorso musicale, qual è la virtù che più apprezzi e quale la scelta che non rifaresti?
In realtà le scelte che ho fatto hanno tutte una gran motivazione dietro. Ieri spiegavo a degli altri giornalisti che se avessi fatto INCUBI dopo No Comment, la gente avrebbe detto che Nitro si era fossilizzato e che non aveva fatto nulla di diverso.
Invece ho effettuato questo cammino di sperimentazione- sia dal punto di vista musicale che tematico – prima con GarbAge e poi con Outsider, anche per preparare la gente a quello che sarebbe successo dopo con INCUBI che è un po’ un back to basic diciamo.
In quel termine, ho dovuto creare la mancanza, la nostalgia dello stile di Nitro e adesso ho la possibilità di esprimerlo bene, ma perché è passato un po’ di tempo e le persone hanno visto che so fare anche altro, altrimenti sarei rimasto un artista mono-musicale.
Le scelte che ho fatto, le rifarei. L’unica cosa che mi rimprovero è di essere stato il mio più grande ostacolo mentalmente. Mi sono bloccato, auto sabotato più volte.
Sono stato io il mio peggior nemico, però anche questo mi ha portato a scrivere questo disco, per cui non so se è giusto che sia successo o meno, ma siamo qui.

Una delle frasi più imponenti del progetto è:” Tra sorrisi plastici che mascheri ed esasperi per l’intrattenimento/non vedi le metastasi all’interno”. Qual è il segreto per far convivere arte e business in maniera sana affinché l’anima non si disgreghi?
Per me il segreto è essere trasparente perché quando tu sei trasparente, nessuno può attaccarti in un certo senso. Non è che può uscire un grande scandalo su di me perché tutte le cose peggiori che ho fatto, le ho dette nei dischi.
Io sono molto così come persona. Se mi conosci personalmente, magari ti farò vedere uno dei momenti in cui sono al peggio, in modo tale che comprendi che peggio di così, non posso essere.
Quindi se tu ti abitui che quello è il mio peggio, tutto il resto sarà meglio. Per me – nell’essenza di chi ha il coraggio di criticare però sa fare pure auto critica – esistono grande maturità e saggezza.
È come l’auto ironia, caratteristica che richiede molta intelligenza ed empatia. Bisogna eliminare l’ego per essere autoironici.
Comunque tutto ciò, ti dà proprio un’aria da signore, nel senso che si capisce tu sia una persona oggettiva e che non pensa e crede di essere Dio.
Soprattutto si nota il fatto che quando una persona del genere critica qualcosa, sa se ha una parte di colpa. E quanto è bello un uomo che chiede scusa e dice :” ho sbagliato”.
È come vedere un uomo enorme muscolosissimo che piange. È una roba che mi fa dire:” cazzo, vedi, non c’è voglia di mascherarsi”.
Nitro, sei un rapper completo. Hai contenuti maturi, uno stile identitario, vari flow, una scrittura profonda, metriche e tecnicismi serrati. Come sei riuscito a coniugare tutte queste skill?
Guarda, ti farò vedere una cosa. (Nitro mi mostra il suo tatuaggio). Questo è il primo tattoo che ho fatto nella mia vita. Avevo 18 anni. C’è scritto C.L.A.M.P. (Nitro fa lo spelling) : CLAMP.
I clamp sono tipo le pinzette chirurgiche, le cose che stringono, le pinze. Questa roba l’ha spiegata un membro dei Public Enemy a Busta Rhymes, quando Busta aveva tipo 18 anni.
Il membro dei Public disse a Busta: queste sono le 5 cose che ti servono per “stringere, pinzare” la tua carriera e diventare solido.
I 5 punti sono: concetto, lyrics, attitudine/aspetto, musicalità, performance. Quando hai tutte queste cose, sei un rapper completo. È questo il mio mantra.

Un’altra frase che mi ha colpito è :” che ne fanno i maiali delle perle”? È più una critica alle persone vuote o al materialismo fine a sé stesso?
No, in realtà è collegata alla frase dopo, ovvero che non serve un tramite per anime gemelle. Perché devo farmi dire da una persona che non si può sposare (il prete) cos’è il mio amore che provo per un’altra persona? Questo era il discorso.
Se l’amore è puro, perché mi serve un altro umano per sancire la sua validità? Se dovessi sposarmi, dovrei farlo davanti all’universo. L’universo è l’unica cosa che può sancire l’amore che provo per qualcuno/a, non un’altra persona.
Da ragazzino ero totalmente contrario al matrimonio, adesso che ho un’età per sposarmi non sono contrario o schifo il matrimonio e chi si sposa. Semplicemente in quel pezzo riferisco che sono un po’ restio a causa dei miei traumi, del mio passato.
Soprattutto trovo fondamentale la frase che dice tipo: “ma perché sposarci se poi ci separa la morte? Io ti voglio amare anche oltre”.
Ecco, era un far capire che quando mi sento legato ad una persona, ci sposa l’universo. È l’universo il nostro testimone. Non devo fare una festa per compiacere gli altri o sposarmi perché vedo che tutti gli altri lo fanno.
Cos’è allora? Non sei un uomo completo se non sei sposato o non fai una famiglia? Ma quando mai! Con Pleasantville ho fatto fare più figli di quanti potrebbe farne il mio uccello, quindi non è che dovete parlare capito?
Nella gabbia di Spit eri un samurai, oggi nel mainstream del rap italiano sei un po’ un rōnin senza shogun, per cui non hai tradito la tua essenza. Come hai trovato il giusto equilibrio tra consapevolezza interiore e maturità artistica?
Non ho potuto fare diversamente. A volte mi detesto, ma sono veramente una testa di cazzo, nel senso che sono parecchio idealista e se una roba va contro i miei principi, puoi mettermi anche tutti i soldi del mondo sul tavolo; io ci sputo sopra!
Sono fatto così. In questa industria musicale, se vuoi vedere quello che ti conviene – sia a livello di portafoglio che nelle public relations – spesso questa mentalità è un “difetto”.
Ho visto tantissime cose cambiare e gente che siccome era in hype era diventata amica di tutti, poi come è scesa, tutti si sono girati dall’altra parte.
Quindi fondamentalmente mi dico sempre:” facciamo un passo indietro”. Rimango genuino, nel senso che non sto a guardare se un dato rapper va di moda.
Se mi piace, lo aiuto, gli sto vicino, indipendentemente dai numeri che ha. Di questa azione non potrò mai pentirmi perché è scaturita dal fatto che quel rapper mi piaceva, non da un interesse pregresso o perché mi conveniva farlo.
Tutto il mondo delle etichette, delle persone che hanno a che fare con gli eventi o anche gli altri rapper, tendono a volerti far sentire che se non sei da qualche parte, ti stai perdendo qualcosa.
Vogliono instillare dentro te il condizionamento che se dici no a delle robe, ti stai chiudendo delle porte. Invece per me la grande caratura di un artista, si nota in base a quando dice no.

In Limousine affronti il tema dell’insoddisfazione insita nel successo e nella ricchezza esteriore. Oggi per Nitro quali sono le definizioni di felicità e libertà?
La felicità è non avere bisogno di altro rispetto a ciò che hai già. Non sentire il bisogno impellente di comprare qualcosa, bere qualcosa, mangiare quella cosa per essere felice. La felicità è dire:” mi basto”. Per adesso la mia felicità è guardare l’acqua dal mio camper mentre leggo un libro o faccio musica.
“Non fanno i dischi nel nome dell’arte”. Si parla molto di rivoluzione collettiva, ma forse la ribellione individuale è la vera cura a tutta questa creatività prostrata alle logiche di mercato?
La creatività è fondamentale. Sull’autobus tutti sanno che non devi parlare all’autista, ma c’è comunque il cartello sopra. La creatività serve a risvegliare le coscienze delle persone e dargli la possibilità di prendere una decisione, di effettuare una scelta consapevole.
Cioè io non voglio comunicare una roba del tipo:” pensa quello che dico io”, ma pensa però, porca troia!. Rifletti, pensa tu stesso/a. Pensa! È questo quello su cui cerco di spingere maggiormente.
Sono assolutamente convinto che nonostante sia utile andare a manifestare in piazza ecc, la rivoluzione debba essere più interna che esterna.
La ribellione deve essere più individuale che collettiva perché siamo in un mondo che va sempre più verso l’individualismo.
Se ogni persona dietro e dentro sé pensasse a fare la sua piccola parte, formica su formica, faremmo un casino. Esempio: se invece di andare in piazza, oppure se oltre ad andare in piazza per qualcosa, non si compra più una roba per una settimana, vedresti come cambierebbero le cose.
A quelli che possono cambiare le cose interessa solo dei soldi, per cui solo con quelli li tieni per i coglioni. Ogni volta che qualcuno dice:” lo faccio solo io” è il sistema che ha vinto! È il Matrix che ti ha illuso che sei da solo e che non conti un cazzo e non puoi fare niente!
Quella è la sconfitta vera! Quella è l’ammissione di sconfitta!! La gente dovrebbe dire:” anche se non lo fa nessuno, io lo faccio!”. Su quello dovrebbe focalizzarsi la gente!

INCUBI denota la tua capacità di differenziarti. Perché l’omologazione è la strada più battuta nel rap italiano e per quale motivo oggi l’originalità è considerata un grosso rischio da ponderare con cautela?
Perché l’omologazione costa molta meno fatica. Assomigliare agli altri è facile. È difficile crearsi uno stile personale e semmai riesci nel tuo intento, potresti spesso fare delle cappellate.
Mentre se tu copi il pezzo che è primo in top 50 ogni settimana, vai sempre sul sicuro. È estremamente semplice. Chiaramente questa scelta presenta un duplice fattore: sali prima, ma allo stesso tempo sei perfettamente sostituibile poiché non sei minimamente diverso, ma solo fotocopia.
ELON MUSK è una traccia in cui hai sperimentato sia a livello vocale che melodico. Aldilà del contenuto che è sempre di un certo tipo, mi spieghi da dove è nata questa esigenza di metterti in gioco in questo campo?
Di base il Nu metal è stato il mio grande amore oltre al rap. Il Nu metal mi ha formato tantissimo. Penso che i Korn siano forse una delle mie band preferite di sempre.
Ho iniziato a prendere lezioni di canto da un bel po’ di tempo. Con il mio insegnante di canto abbiamo spesso ascoltato i Korn e mi ha detto:” minchia comunque te c’hai una voce che se un giorno vuoi cantare e fare una roba tipo i Korn, la puoi fare”.
Io credo molto nei segni, nelle cose che l’universo mi comunica, per cui dopo due tre settimane che ho fatto sta roba, ho effettuato una sessione con un mio amico che mi dice:” sai che da ragazzino ascoltavo Redman e i Korn”.
Gli ho detto:” Bro, pure io! Facciamo una roba così, ti prego!” Il Nu Metal è una roba troppo figa per finire nel dimenticatoio, va ripescata. E quindi è nato così.

Chiudo l’intervista affermando che MACERIE mi ha un po’ ricordato DEATH NOTE. In entrambe le canzoni esponi critiche sociali, ma partendo da un buio fitto della tua intimità. È nel buio totale che trovi la tua vera luce? La rabbia è una catarsi che porta ad elevarti? Dato che in molte persone tende a distruggere
C’è una parte di questo mondo che condiziona irreversibilmente la nostra educazione. Questa influenza pretende che le pulsioni “basse”, ovvero negative, le devi reprimere.
Tipo se sei malato di sesso, ti devi reprimere. Se sei tossico, devi smettere di drogarti. Se sei alcolizzato, devi smettere di bere. Si, ok e poi? Nessuno si pone il problema del poi.
Se tu sei comunque una persona viziosa tendente all’ossessività, tratterai tutto come un vizio. Nel senso che leggerai e quella settimana leggerai 47 libri e poi non lo farai più per un anno.
La mente delle persone portate alle dipendenze funziona veramente così. Io personalmente sono dipendente da tutto. Se mi piace leggere, leggo per una settimana. Mi piacciono i film? Me ne guardo 7 in un giorno.
Tratto tutto in maniera quasi bulimica. Però è fondamentale accettarlo. La cura parte dall’accettazione. Non devi reprimere, ma accettare che sei così e valutare cosa puoi fare per rendere la tua dipendenza costruttiva anziché distruttiva.
Questo è un tema da trattare secondo me. Anche perché far pensare alle persone che devono smettere di fare qualcosa o eliminare una parte di sé in determinati ambiti è un po’ come affermare che una parte di loro è sbagliata. No, non è sbagliata.
Magari è cresciuta male o è stata trattata male e dobbiamo trovare il modo di farla fiorire piuttosto che lasciarla marcire. Sono una persona che ha molta rabbia repressa perché faccio fatica ad arrabbiarmi con le persone.
Nella vita mi hanno spesso urlato addosso quando ero ragazzino ed è una cosa che un po’ mi turba, traumatizza e dà molto fastidio. Quindi, di conseguenza cerco di non arrabbiarmi con gli altri però iniziavo a logorare me stesso internamente perché non puoi neanche tenerti tutto.
Ho cercato un modo di sfogare la mia rabbia e renderla utile invece che appunto farla diventare un qualcosa di distruttivo. La musica è questo. Quando scrivo un pezzo arrabbiato, torno a casa con un sorriso enorme, per intenderci.




