Promo L'Inverso, l'intervista ad uno dei producer più innovativi del rap italiano

Promo L’Inverso è uno dei producer più interessanti del panorama rap italiano. Il produttore, attivo da ormai 19 anni, si è fatto le ossa attraverso una gavetta ben delineata e stratificata.
Promo L’Inverso è cresciuto piano piano, step by step, mettendo la qualità al centro delle sue creazioni. L’artista, negli anni é riuscito a costruirsi una credibilità importante che lo ha portato a consacrare se stesso con un punto di partenza importantissimo: girare l’Italia attraverso un tour personalizzato con Tormento.
In una tappa del tour estivo, precisamente in occasione della festa della birra a Teano, ho avuto l’opportunità di intervistare Promo L’Inverso ed approfondire alcuni temi super interessanti!
Ciao Promo. Stai girando tanto l’Italia in tour. Come sta andando questa esperienza?
In realtà, benissimo. Diciamo che è il sogno di una vita che si realizza. Oltre alle date in solitaria, sto girando insieme a Tormento: è veramente un risultato fantastico. Questo non è un punto di arrivo, ma di partenza.
Come pensi si sia evoluto il ruolo del producer negli anni? Soprattutto in Italia, che cambiamenti hai notato?
Con piacere, affermo che negli ultimi anni, si sta dando il giusto credito a chi, diciamo, è nel back delle produzioni artistiche, creative ecc ecc.
Prima, il frontman era quasi sempre e solo il cantante. Penso che sia giusto, concedere valore e credito a chi lavora dietro, a chi offre il suono giusto alla canzone.
Per come la vedo io, i meriti andrebbero livellati al 50%. Artista, pezzo, produzione, tutto il lavoro dei tecnici, che spesso agiscono nell’ombra.
Quindi bisogna considerare tutti allo stesso modo. Poi, il cantante è il frontman, ma chi agisce alle sue spalle, riveste un ruolo significativo e fondamentale.
In Italia, abbiamo avuto l’avvento trap, poi quello della drill, altre declinazioni varie, ed adesso si sta percorrendo la strada dei sample dei cantautori. Cosa sta accadendo nel mondo dei producer italiani?
È tutto abbastanza ciclico, così come nella moda e nel vestiario. Si parte dalle origini, poi avvengono delle evoluzioni che vanno ad arricchire il punto di partenza essenziale.
Quando il principio, la radice, ha un punto di ritorno, questa fase avviene con lo stesso stampo delle origini, ma con arricchimenti dovuti ad esperimenti. Personalmente, sono contentissimo di tutto ciò. Oggi, esiste molta più libertà e robe nuove da ascoltare.

Qual è il tratto distintivo che ti identifica come producer?
Spero che sia il gusto. Nel senso: io comunque produco da tantissimi anni. Faccio musica da quasi 25 anni, di cui sostanzialmente 18-19 anni, come produttore effettivo.
Ho cominciato con dei mezzi abbastanza rudimentali, e sicuramente mi sono costruito il mio modus operandi, facendomi archivi di sample, scavando nei vinili, però utilizzo anche tanta tecnologia.
Sono contento della continua evoluzione della roba. Il mio tratto riconoscitivo, credo sia un discorso di base ritmica, poiché essendo un ex batterista, penso che il mio groove si capisca quando ci sono le produzioni.
Più si avanti nel tempo, maggiormente il marchio tende a consolidarsi. Un po’ come quello che hanno Dj Shocca, Sick Luke, piuttosto che altri.
Sostanzialmente, lo avverti, lo senti. Dipende tutto dal “lustro” che hanno i pezzi. Più hype e visibilità hanno le canzoni, più è facile arrivare a tante persone e fare capire quello che vuoi dire, il tuo messaggio.
Nel mondo dei producer, esiste una differenza tra underground e mainstream?
Quello che penso io è che non è più come prima, nel senso che c’è meno odio tra queste due “fazioni.” I puristi ci sono ancora, però tra la new gen e l’old school, esiste un interscambio maggiore.
Lo possiamo notare anche osservando Tormento che va a salutare Sfera, o esempi del genere. C’è rispetto.
A livello di produttori, ognuno ha la sua nicchia. Io sono uno di quelli che non ha generi e non ama le etichette. Personalmente, spazio dal pop, all’urban, dal rap, alla drill.
Faccio quello che voglio e ho cercato di impostare il mio percorso in modo tale da sentirmi libero di farlo. Cito Principe: ha affermato che secondo lui, sono l’unico produttore che può vestirsi baggie e produrre la trap, vestirsi trap e creare strumentali boom bap. Una grande cit, lo saluto.

Invece rispetto ai produttori esteri, quali tratti distintivi dovremmo acquisire, e quali sono le skill che ci differenziano?
Partiamo dal presupposto che negli ultimi anni l’Italia non ha nulla da invidiare a nessuno. Consideriamo che Sfera è il terzo o quarto artista più ascoltato d’Europa, e questo è anche merito di Charlie Charles, delle prod che ha sotto.
Adesso Sfera lavora anche con i produttori di J Balvin, gente di livello internazionale, ma lo stampo che gli ha dato Charlie Charles, gli ha permesso di diventare un fenomeno internazionale.
Quindi, se questo è stato il gioco, significa che siamo all’altezza. Personalmente, credo che in Francia, siano addirittura più avanti che in America.
La scena tedesca è mega avanti su alcune robe. Io vado tutti gli anni in Germania. In tal senso, ho avuto modo di acculturare me stesso.
Lì c’è più l’influenza della Hard con la Techno. L’unica cosa in cui l’Italia dovrebbe prendere spunto dall’estero, non risiede nel rap, ma nel pop. Il pop, dovrebbe cercare di creare delle strumentali più caratteristiche.
In America, ad esempio, c’è Timbaland che fa un tipo di pop di derivazione hip hop. Invece qui da noi, il pop, rimane estremamente fedele ad un tipo di suono ben definito. Senz’altro, si potrebbe sperimentare maggiormente.

Anche stasera sarai sul palco con Tormento. Il tuo approccio ai live è mutato nel tempo? Come ti gestisci in tal senso?
Diciamo che sono stati due/tre anni abbastanza intensi. Anzitutto tramite il contest che realizzo con il mio socio Gigi Sempre Peggio, per dare spazio agli emergenti. In due anni, ho suonato praticamente con tutti.
Da Vacca ad Egreen, da Vincenzo da Via Anfossi a Jack The Smoker. Poi sono arrivato a girare con Tormento: io e lui ci conosciamo da anni, ci stiamo trovando bene, e fare un tour così intenso, è bello impegnativo.
Per questa estate, ho messo in stand by, sia i lavori in studio, che altri live. Sono focus sul tour con Tormento.
C’è tanta roba da fare, ed eventi da girare, poi chiaramente sto pensando anche io a dei progetti futuri. Ho sempre fatto tanto per gli altri ed ora è arrivato il momento di creare qualcosa per me.

Benissimo! Ed allora chiudiamo con qualche chicca sul futuro: che progetti hai in mente?
Come producer, avevo già tirato fuori dei brani con artisti belli pesi dell’underground. Dovevano fare parte di un disco, ma poi ho deciso di tirarli fuori come singoli, perché sono sempre proiettato verso il futuro.
Adesso, sto avendo l’occasione di allargare i miei orizzonti e guardare con occhi diversi le possibilità che mi si presentano davanti, per cui ho deciso di lavorare ad un EP, che se tutto andrà bene, vedrà la luce in inverno.
In questo EP, sentirete il cambio che c’è stato nel mio approccio rispetto a questa roba qua. Sto cercando di evolvere me stesso.
Rimangono intatte le radici, ma si cerca di arrivare ad un punto in cui riesco a manifestare il mio gusto, il mio mood, il mio messaggio, tramite un mio progetto ben definito. Voglio arrivare al punto in cui la gente mi ascolta e pensa:” cazzo, questa è la roba di Promo”.





