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Ripubblicata “Bring me to life” degli Evanescence, ma senza la parte rap

E’ una notizia della ultime ore quella che riguarda una dei gruppi più mordi e fuggi della storia (dopo i Tokio Hotel): gli Evanescence.
Il gruppo gothic rock statunitense ha deciso infatti di reincidere l’ep che li ha resi famosi in tutto il mondo, ma senza la parte rap (almeno in uno dei loro singoli più apprezzati).
La cantante e frontwoman della band, Amy Lee ha dichiarato “Dio benedica il rap, è uno dei motivi principali per il quale siamo stati trasmessi in radio, credo, almeno secondo le regole delle radio, con cui non sono d’accordo e che non capisco. La parte rap non era nell’idea originale, è stato un compromesso in più sensi. Quindi tornare indietro alla versione originale è stato grandioso”.

Un appunto però dobbiamo farlo: Paul McCoy, che ha fatto la parte “rap” non è propriamente un mc, è un cantante alternative metal e grunge ed è quindi lontano al rap che conosciamo ed in particolare in quegli anni (nel 2002, l’anno di uscita di Bring me to life infatti, ai vertici della classifica Billboard troviamo Method man).
Tuttavia riconosciamo che molti adolescenti si siano avvicinati al rap anche grazie a questo feat. e quindi non possiamo che essere dispiaciuti, ma comunque apprezziamo la nuova versione, incisa con un’orchestra sinfonica ed inserti elettronici che effettivamente sono più in sintonia con il sound e l’idea originale della band.

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V

V nasce a Roma e sin da bambina, quando si divertiva a scratchare con gli inconsapevoli vinili di Mina acquistati in gioventù dalla madre, capisce che il suo scopo nella vita è conoscere quanti più suoni possibili (oltre a quello di essere bannata dalle pagine Facebook della Lega Nord ovviamente). Influenzata dalla scena raver dei primi anni 2000 ama il suono della cassa a 4/4 avvolta da un sub sinusoidale. Attualmente, oltre a condurre la trasmisisone “Il Rappuso”, lavora come producer e dj.

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