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Antieroe 3 The Punisher, il ritorno di Suarez per salvare il vero Hip-Hop

Per quanto mi riguarda Suarez, a quasi vent’anni dall’inizio della sua carriera, ha sfornato il disco dell’anno.

“Antieroe 3 – The Punisher”, il terzo della saga iniziata nel 2011, è fuori da pochi giorni per Time 2 Rap Records. Disponibile in digitale e formato fisico, include anche un piccolo fumetto inedito ideato dall’artista. Il concept trainante è l’Hip Hop di oggi, la sua decadenza e gli antieroi che ancora spingono per mantenere viva una cultura ormai capitanata dagli algoritmi. Suarez ha uno stile hardcore e diretto che fa però trasparire tanto di se. In questa intervista, ci racconta qualcosa di più sul background di un progetto che è destinato (e merita!) di essere ricordato!

Quando è nato il volume 3 della saga Antieroe?

In realtà subito dopo aver concluso il secondo volume, tanto che alcuni testi e soprattutto alcuni beat risalgono al 2015.

Questo volume si chiama The Punisher. A parte Rocco (Rocchina!) al tuo fianco, mi spieghi la copertina e il titolo?

Da sempre sono un super nerd, tra film, fumetti, serie. ecc. Vista la direzione che stava prendendo l’album, diciamo che più o meno durante la seconda metà della lavorazione del disco ho scelto uno degli antieroi per eccellenza dal mondo Marvel, e la title track di conseguenza. Nella cover ho voluto come al solito dare un tocco personale, ha principalmente un aspetto violento e brutale come lo è l’album in gran parte, l’idea è stata un po’ buona la prima, quella di me stremato e ferito dopo aver combattuto fake rapper a colpi di microfono, un palco distrutto, e la mia anatra a fianco come nel secondo capitolo.

E’ conclusiva come dicevi anni fa o credi di arrivare con un volume 4?

Nella vita non si sa mai, anni fa pensavo di chiudere con questo la trilogia, non ti nascondo che una cartella Antieroe 4 però è già stata creata nel mio hard disk, vedremo.

Anche qui c’è un forte richiamo di indipendenza. Hai curato tutto, dal suono al design. E’ dettato dalle circostanze o ti piace “fare da te”?

Inizialmente era dettato dalle circostanze per quanto riguarda le strumentali, parlo del periodo a “inizio carriera” ma poi l’ho trovato sempre più soddisfacente, e con gli anni ho voluto imparare anche il resto. Riguardo le illustrazioni alla fine disegnavo sin da bambino, e dopo qualche disco l’idea di curare tutto ha preso il sopravvento e la soddisfazione è tripla, quadrupla (anche il lavoro che c’è dietro poi). Ora sono abituato ad avere il controllo totale del mio disco, se va bene bravo io, se va male colpa mia.

Per quanto riguarda invece le collaborazioni, come le hai scelte?

Per me è un po’ come iniziare un percorso, incontrare amici che conosco per strada e farli salire con me per proseguire insieme. Le collaborazioni del disco sono tutti amici, nuovi o di vecchia data, e quasi tutti hanno voluto sentire i beat per poi scegliere le tracce dove dire la loro.

Il disco è fatto alla maniera Suarez o ci sono state delle eccezioni?

Per la maggior parte col mio solito metodo, ovvero fare i beat per ciò che era già scritto, pochissime altre con un metodo simile, andandomi a cercare progetti di beat non ancora finiti che mi sembravano adatti al materiale, per poi finalizzarli.

Quali sono le persone di cui sei deluso e che “combattevano al tuo fianco” che sono passate al “nemico o rimaste nel proprio angolo”?

Sono tantissimi i casi di gente che prima faceva rap e poi è passata ad altro genere, o ha continuato a farlo cambiandone completamente l’attitudine, provando a puntare a un qualcos’altro, spesso rinnegando il vecchio sé stesso. Ma il riferimento non è solo musicale, nel caso delle barre citate, parlo anche di gente completamente sparita dai radar.

Antieroe. Perché questa scelta per la saga e non Eroe?

Perché l’eroe spesso e volentieri viene visto come un essere perfetto dai pochissimi punti deboli, che eccelle in quello che fa e ha il peso e la responsabilità di salvare il mondo. Un antieroe può essere un disastro, può essere visto male, non accettato, risultare scomodo, anche se in molti casi prova a fare del suo meglio per salvare la situazione.

Cosa ti affascina del mondo dei fumetti?

Mi ha sempre affascinato il fatto che possiamo disegnare qualsiasi storia in qualsiasi forma, caratterizzare in qualsiasi modo i nostri personaggi e far prendere la piega che vogliamo alle storie. Ora parlo un po’ da “creatore” di un fumetto, ma è ciò che mi ha sempre affascinato da lettore, e lo sono da sempre.

Insieme al disco esce anche un piccolo fumetto inedito ideato da te. Cosa direbbe il Suarez di oggi allo Suarez che ha iniziato a fare rap 20 anni fa?

Il Suarez di oggi a quello di vent’anni direbbe “beato te che sei moto più giovane” e forse gli direbbe anche che dovrebbe darsi maggiormente da fare.

Ma il Lil Fake Nazi è Vacca travestito da Achille Lauro? Un po’ ci assomiglia …

No, anzi mi hai ricordato il nome dell’antagonista del fumetto, non lo rileggevo da mesi! Non mi sono ispirato a nessuno, ho preso giusto un po’ degli stereotipi maggiori che oggi vengono associati a determinate tipologie di artisti e le ho unite in un mostro di fine livello.

Insomma un po’ un Vacca travestito da Achille Lauro però lo è! Tornando alle cose serie. Come si potrebbe salvare l’Hip Hop in Italia? Chi lo ha ridotto così? Il pubblico? I media che dovrebbero fare informazione? Gli artisti stessi?

Tutti. Tutti gli elementi che hai elencato sono assolutamente colpevoli: sistema, pubblico, piattaforme, artisti stessi e i media. La disinformazione, gli algoritmi, il progresso che porta sempre fattori sia positivi che negativi.

Ascoltando il tuo disco, io ho percepito il concetto di libertà. Quanto è importante per te essere libero?

Qualunque persona sana di mente ti direbbe che la sensazione di essere liberi è tra le più belle dell’universo, e molti non ce l’hanno neanche musicalmente, nonostante la musica debba essere un’arte, un mezzo di espressione, a maggior ragione se dici (dici!) di fare rap.

Selene Luna Grandi

Italian journalist, creative and public relator. I moved to London in 2015 after several years of experience as war correspondent for some Italian Newspapers. I write, promote and I'm involved in projects about Medicine, Health, Urban cultures, Environment.

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