Cose dal mondo

Starbucks: perchè fa notizia l’apertura di un caffè?

La notizia dell’apertura di Starbuck fa notizia anche in Italia, che è per la verità, la patria dell’espresso e del buon caffè.

Devo confessarvelo: quando ho visto la mia bacheca di Facebook invasa da articoli che parlavano della inaugurazione di Starbuck a Milano ho avuto la stessa sensazione che ho provato quando ho letto i commenti del post fake di Bob Marley (quello in cui dichiarava da un universo parallelo di non voler fare concerti in Italia perchè non era favorevole al Governo M5s e Lega);
ma subito dopo mi sono chiesta:”Perchè nella nazione creatrice de “l’espresso” fa notizia l’apertura di una catena di caffetterie?”

Diciamocelo: Starbucks propone bibitoni che il vostro barista sotto casa non avrebbe il coraggio di servirvi neanche se fosse fatto di ketamina.

Quindi mi sono armata di pazienza (e di un buon caffè fatto con la moka), ho fatto qualche ricerca su internet ed ho scoperto che in realtà Starbucks (consapevole che agli italiani non sarebbe piaciuto così tanto un bicchierone di cartone ricolmo di caffè solubile al prezzo di 5 normalissimi cappuccini), ha reinventato la sua produzione.

Per la prima volta Starbucks proporrà il caffè (espresso naturalmente) in tazze di ceramica, conservando una sola peculiarità che distingue il brand: il prezzo! Un caffè costerà 1.80 , ma questa volta il prezzo sarà giustificato dalla location scelta: 2300 mq dove trionfa l’arte che omaggia l’Italia.
L’attesissima apertura sarà questo venerdì in Piazza Cordusio, nell’incantevole palazzo che un tempo apparteneva alla Poste Italiane.

Insomma, alla fine ho capito che gli italiani non sanno distinguere una fake news da una notizia vera, ma che in realtà hanno un ottimo fiuto per il caffè (almeno quello!).

Ma non ho ancora risposto alla domanda che mi ero posta all’inizio: “Perchè fa notizia l’apertura di una caffetteria?”

Su internet non ho trovato nulla, ma pensandoci su tutta la notte (sì, non ho nulla di meglio a cui pensare), ho capito che l’essere umano ha in generale una grande voglia di uniformarsi e di unirsi ad un gruppo: poco importa se non si condivide a pieno il pensiero (o il discutibile modo di fare il caffè), l’imperativo è: fare parte di qualcosa.
Nonostante gli slogan che inneggiano alla chiusura delle frontiere, l’istinto dell’uomo di sentirsi incluso prevale sempre.
Sembra che gli italiani si siano chiesti: “In Italia ce l’hanno tutti: “Perchè noi no?”
Già, perchè noi no? 
E qui la risposta me la fornisce Starbucks stessa: “Perchè agli italiani fa ca***e il caffè nel bicchiere di cartone al sapore di acqua sporca”.

 

 

 

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V

V nasce a Roma e sin da bambina, quando si divertiva a scratchare con gli inconsapevoli vinili di Mina acquistati in gioventù dalla madre, capisce che il suo scopo nella vita è conoscere quanti più suoni possibili (oltre a quello di essere bannata dalle pagine Facebook della Lega ovviamente). Influenzata dalla scena raver dei primi anni 2000 ama il suono della cassa a 4/4 avvolta da un sub sinusoidale. Manager e co-founder de “Il Rappuso”, attualmente lavora come producer e dj.

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