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Intervista a Weirdo, il producer italiano che ha collaborato con Benny The Bucher e Masta Ace

L’intervista di oggi è con Weirdo, Producer milanese in attività da ormai 20 anni e che da oltre 10 colleziona collaborazioni e progetti con rapper e dj italiani (Jack The Smoker, Dj Double S, Lanz Khan, Axos, Dj Taglierino, Silla, Jangy Leeon) e oltreoceano (Benny The Butcher, Masta Ace, Shabaam Sahdeeq, Merkules).

Innanzitutto ti ringrazio per aver accettato questa intervista e per il tempo messo a disposizione. La ricerca nella musica è continua e conoscere il punto di vista degli artisti è secondo me fondamentale per comprenderne al meglio i prodotti musicali e avere un quadro più completo.

1. Spiegaci il rapporto che intercorre tra Producer e Mc per quanto riguarda la parte di ideazione e sviluppo di un progetto e quella successiva di registrazione in studio.

Quando lavoro a un progetto, a prescindere da chi sia l’MC, il mio obiettivo è realizzare un concept album, cosa che si è un po’ persa negli ultimi anni. Cerco di dare diverse varietà di mood alle singole tracce, sempre mantenendo una radice di base (la musica latina in Eldorado, per fare un esempio).

Il disco deve avere un filo conduttore, non deve essere un insieme di singoli. 

Quando lavoro ho bisogno di solitudine per potermi concentrare completamente su quello che devo fare, quindi un’altra presenza mi distrarrebbe. I miei soci sanno che possono fidarsi e mi lasciano carta bianca ed io faccio lo stesso con loro.  Ovviamente poi in fase più avanzata ci si confronta su determinati aspetti, ma le fondamenta dei miei progetti nascono in maniera del tutto indipendente.

2. Quali sono gli esempi italiani e americani che incarnano al meglio questa tipologia di rapporto, dal punto di vista dell’alchimia e di risultati in termini di prodotti musicali? Per quale motivo?

Sono cresciuto ascoltando quasi esclusivamente rap americano e di conseguenza tutte le mie influenze arrivano da lì. Il mio duo preferito di sempre sono i Mobb Deep (RIP Prodigy), e non posso non citare i Gang Starr. La combo rapper e producer è sempre la più efficace. 

E’ difficile trovare album realizzati da gruppi formati da più persone, che nel tempo siano diventati classici. Più aumentano le teste e più è facile che subentrino variabili che vadano ad intaccare la genuinità di un progetto. L’unico duo italiano rapper/producer che, per mio gusto, ritengo sia degno di menzione è JM/Big Joe; la loro qualità e sinergia è innegabile. Il perchè dell’alchimia tra due artisti non ritengo sia spiegabile: si tratta quasi di una magia.  Non è necessario essere migliori amici per sfornare un prodotto di alta qualità, tuttavia bisogna avere la stessa “visione” di come deve essere concepito un disco. Difficile da spiegare se non lo vivi.

3.  Quali sono le difficoltà principali nello sviluppare un progetto con un singolo MC, e quale secondo te è la chiave per ottenere un prodotto di qualità?

La difficoltà principale per me è trovare solo sample fighissimi che facciano sì che il livello delle tracce sia omogeneo per tutta la durata del disco e raggiungere questo risultato richiede mesi di ascolto.  La chiave per ottenere un prodotto di qualità è essere molto esigenti con se stessi, alzare sempre l’asticella.

4.Quando si fa un progetto con un Mc la volontà è di creare un modello/marchio caratteristico che distingua il prodotto e potrebbe essere anche una sorta di standard?

Lo standard a cui ambisco è l’eccellenza, a prescindere dalla sonorità che uso. Se ci sono riuscito sarà solo il tempo a dirlo.

5. Quali sono le differenze principali tra sviluppare un progetto con un artista e uno con diversi interpreti? In base alla tua esperienza quale delle due possibilità ti intriga di più e permette di valorizzare la tua musica nella maniera migliore? Per quale motivo?

Qualunque producer ti risponderebbe che fare un disco con più persone è pesante. Comporta un dispendio di energie non indifferente per stare dietro a tutti ed è anche molto più difficile dare uniformità al progetto. 

Insieme al mio socio Res Nullius ci siamo tolti lo sfizio col nostro album di debutto Crazeology (2011), realizzato tutto con rapper americani. Ora come ora onestamente è un’operazione che non ripeterei, mi trovo molto meglio a lavorare con una persona alla volta, e i risultati del prodotto finale ne beneficiano. Inoltre per una questione logistica di live è molto meglio essere solo in due.

6. Nel corso della tua carriera hai collaborato con diversi artisti americani in vari progetti tra cui Rasco, Goretex, Ruste Juxx, Sean Strange e molti altri. Raccontaci com’è nata questa idea dal principio e come poi sei riuscito a concretizzarla e portarla avanti negli anni.

Ho parzialmente risposto nella domanda precedente. Sia io che Res essendo cresciuti ascoltando rap americano, abbiamo voluto cimentarci in quel “campionato”. 

Per contattarli ho usato inizialmente Myspace e successivamente Facebook. Ho avuto la fortuna che i primissimi con cui mi sia approcciato siano stati così disponibili da ascoltare il mio materiale, fatto affatto non scontato.

Dopo 10 anni di beat in cameretta senza far uscire nulla avevamo deciso di essere pronti, e lo siamo stati, tant’è che DJ Premier passò dei nostri pezzi nel suo show radiofonico. Con quel progetto non abbiamo guadagnato nulla monetariamente, lo abbiamo fatto solo per amore di questa roba. Certamente è stato un bel biglietto da visita per chiunque non ci conoscesse.

Portare avanti negli anni le collaborazioni con americani è semplicemente una questione di public relations. Siamo uomini prima che artisti. Non basta il talento, bisogna essere rispettosi e sapersi rapportare con le persone. Pur vivendo in Italia non ho mai voluto abbandonare le collaborazioni estere, perchè è da lì che viene il suono che amo e che mi ha forgiato come produttore.

7.Quali differenze hai riscontrato collaborando con artisti americani rispetto a quelli italiani? Ti è capitato di sviluppare progetti con artisti americani solamente virtualmente oppure anche incontrandoli in studio? Dov’è possibile trovare questi progetti?


Non sono mai stato in America purtroppo, quindi le mie collaborazioni sono sempre state a distanza. Ho avuto però modo di conoscere di persona molti artisti americani con cui ho lavorato in occasione di loro live qui in Italia, li ho trovati sempre tutti molto aperti e disponibili. Ho visto tanta umiltà da parte loro, dote che purtroppo dalle nostre parti scarseggia.

Potete trovare la mia musica sulla pagina Bandcamp di Crazeology https://crazeology.bandcamp.com/

8. Quali sono i tuoi progetti per il futuro e quale messaggio vuoi lasciare ai lettori.

Al momento sto lavorando a diverse cose, ma non posso dire troppo. Sappiate solo che c’è molta carne al fuoco, in questa quarantena sto sfornando la mia migliore musica di sempre.

Ringrazio chiunque sia arrivato a leggere fino alla fine di questa intervista, avete dedicato del tempo per saperne di più su di me, lo apprezzo.

Vi lascio il link dei miei canali social per continuare a seguire e supportare la mia musica:

https://www.facebook.com/WeirdoBeats

https://www.instagram.com/weirdobeats/

https://www.instagram.com/crazeologybeats/

Ringraziamo Weirdo per questa chiacchierata piena di spunti e di riflessioni e vi diamo appuntamento alla prossima intervista!

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Redazione

Il Rappuso nasce come pagina dedicata ai veri amanti del Rap italiano e promuove artisti sia emergenti che affermati. Per aiutare la cultura Hip-Hop ad espandersi, cerchiamo ogni giorno di mostrarvi video, date di concerti. recensioni, biografie, interviste, foto e notizie riguardanti artisti Rap del nostro bel Paese.

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