Interviste

“Neanche per sbaglio”: intervista a Kento

“Neanche per sbaglio” è il nuovo EP di Kento, pubblicato da Time 2 Rap Records. Il rapper reggino torna con cinque nuove tracce contraddistinte dal suo inconfondibile flow e una varietà di beat e ospiti, dove i tre produttori Gian Flores, Shiny D e Krizoo, hanno confezionato un sound che spazia dalle sonorità più classiche alla dancehall fino a soluzioni più sperimentali e contemporanee.

Ciao Kento! “Neanche per sbaglio” è fuori è fuori dal 27 maggio e sta raccogliendo apprezzamenti molto positivi da ascoltatori e addetti ai lavori. Com’è nato e come si è sviluppato nella tua testa questo Ep?

Negli ultimi anni ho esplorato una serie di linguaggi diversi, da quello del libro a quello dell’audiovisivo, e devo dire che avevo una gran voglia di rimettere il rap al centro del discorso. Mi fa un enorme piacere il riscontro che sta ricevendo l’EP, sinceramente non era una cosa scontata appunto perché ultimamente mi ero posto meno come rapper e più in altre vesti e, di questi tempi, si fa presto ad essere dimenticati… Beh, evidentemente non è il mio caso perché sono stato travolto dall’affetto di chi mi segue, e tutto ciò mi dà una carica immensa. Dal punto di vista artistico, volevo provare a fare qualcosa di totalmente istintivo, buttando fuori le 5 tracce che volevo far uscire, senza calcoli di marketing o strategie di nessun tipo. Semplicemente dire “oggi sono questo, scrivo così” e, pur nella brevità di un progetto di 5 tracce, dare uno spaccato più o meno completo di Kento nel 2022, con le rime da battaglia ma anche da ballare, e poi la canzone d’amore, il pezzo più riflessivo e malinconico…

Le produzioni sono state affidate a Gian Flores, Shiny D e Krizoo, facendo sì che le sonorità di “Neanche per sbaglio” potessero spaziare dal boom bap più classico per arrivare alla dancehall. Cosa ti ha spinto fare questo genere di scelta artistica?

Nel momento in cui accetti la sfida di inserire tracce molto assortite nello stesso disco, il rischio di fare una compilation o un minestrone è dietro l’angolo. Ma, se devo essere sincero, c’è un pizzico di presunzione in questa scelta: la presunzione che mi fa dire che la mia penna e il mio stile possono essere un tratto d’unione abbastanza forte da tenere insieme queste 5 canzoni così diverse come se fossero 5
anelli della stessa catena: “cuban links”, come si diceva nel rap di una volta. E poi torniamo al discorso di prima: ho fatto uscire il disco che volevo far uscire, senza calcoli e senza seghe mentali. È molto liberatorio.

Due sono gli ospiti di questo Ep: il giovane cantautore Junior V nella traccia “Via” e il cantante e chitarrista Giancane in “Neanche per sbaglio”. Cosa ti ha spinto a scegliere di collaborare con loro e cosa ad affidargli proprio questi due brani?

Junior V è una voce giovane ed interessantissima. Spazia dal cantautorato al reggae, e secondo me c’è bisogno di dare nuova linfa al reggae italiano che, dopo anni fantastici, sta innegabilmente attraversando un periodo di minore quantità – e forse anche minore qualità media – delle uscite. Da original soundboy, tutto ciò non può che dispiacermi. Tornando alla tua domanda, per quella traccia (Via) mi serviva un ritornello romantico ma graffiante, una sorta di street soul contemporaneo. E Vincenzo mi ha portato esattamente ciò che cercavo. Per quanto riguarda Giancarlo, era molto tempo che parlavamo di fare una traccia insieme ma non avevamo trovato una quadra finché non ho ascoltato il beat di Shiny D che secondo me ha il giusto tocco analogico per mettere insieme i nostri mondi. Poi, quando ho sentito che aveva fatto una strofa rap e non cantata, sono impazzito e ho deciso che sarebbe stata la title track del progetto (che altrimenti non avrebbe avuto una title track).

Ascoltando attentamente la title track possiamo cogliere molti riferimenti al mondo del cinema. Cosa ti appassiona oltre al rap, ed evidentemente al cinema, al punto da ispirare i tuoi testi?

Beh, la fortuna di vivere il rap in questi anni è che è ormai una forma di espressione adulta, che può dialogare ad armi pari con qualsiasi altra arte: il cinema ma anche il teatro, la letteratura, la poesia, ovviamente le arti visive… Per quanto mi riguarda personalmente, una forte ispirazione arriva dai ragazzi detenuti che frequento ai miei laboratori, ma sicuramente anche la scena della slam poetry e la poesia performativa in generale è uno spunto importante. Mi interessa tutto ciò che allontana la scrittura dall’accademia e la avvicina alla strada, alla vita.

Restiamo per un momento legati all’argomento cinema: se questo Ep fosse un film preso tra i tuoi preferiti, quale sarebbe?

Fatte le debite proporzioni e senza fare paragoni, ti direi Fuori Orario di Scorsese.

Nel percorso che ti ha portato all’uscita di questo progetto sei stato perennemente in movimento: il tuo progetto nelle carceri minorili e il libro “Barre”, per citare due esempi. Quanto, quello che fai, condiziona la stesura di un tuo disco e nello specifico di questo Ep?

Sicuramente la mia scrittura è cambiata da quando passo così tanto tempo in carcere, e penso che sia cambiato un po’ anche il mio modo di vedere la vita. Fai conto che molto spesso i ragazzi detenuti sono i primi ad ascoltare le mie canzoni, anche parecchi mesi prima che vengano pubblicate… tanto non c’è rischio che spoilerino nulla! Battute a parte, forse questa esperienza mi ha aiutato a mettere a fuoco le cose importanti sia nel rap che nella vita, e ora sono meno disposto a perdere tempo dietro le cazzate, i social network, le liti per questioni di ego. Ho imparato che al mondo non esiste nessuno che non abbia fatto errori, e che a volte errori più leggeri sono puniti in modo più pesante. Ho imparato che la musica da sola non basta, ma che la scintilla che dà la musica è unica e insostituibile. Ho imparato che devo ancora imparare. E sono in cammino.

Veniamo da due anni di pandemia e gli artisti sono tra le categorie professionali più penalizzate dal covid. Quanto sarà importante per te poter portare questo Ep sui palchi e quanto è fondamentale per un artista come te il rapporto con il pubblico in presenza fisica?

Io ho sempre suonato parecchio dal vivo, quindi il primo periodo di chiusura è stato molto duro. Per carità, niente di paragonabile a chi ha pagato conseguenze ben più gravi, ma ho dovuto comunque ridisegnare la mia vita. Adesso che è di nuovo tutto praticamente aperto, sto vivendo una sorta di sbornia da incontro fisico: oggi ti rispondo all’intervista da Gela, due giorni fa ero a Torino, domattina decollerò verso Malpensa e da lì a Cremona, poi Napoli via Orio al Serio, poi Roma e così via… Tra concerti, laboratori e presentazioni dei miei libri sto vivendo con lo zaino in spalla e sinceramente per ora è bellissimo. Poi arriverà il momento in cui la polvere si posa, e capiremo tutti bene che cosa succede, chi e cosa ha superato il Covid e chi e cosa è rimasto impigliato all’inizio del 2020. Però va bene così, anzi non vedo l’ora che arrivi quel momento. Una nota polemica la riservo a certi colleghi artisti e a certi addetti ai lavori dello spettacolo: nel momento in cui andava male per tutti sembrava che ci fossimo tutti uniti e che l’atteggiamento fosse cambiato, meno individualista e più di movimento. Ora invece mi pare che siamo tornati a ognuno per sé: dove c’erano discorsi sull’unità della musica italiana adesso sento solo il tintinnare del registratore di cassa. Certo, dovevo aspettarmelo. Ma vaffanculo lo stesso.

“Neanche per sbaglio” si chiude idealmente a settembre. Quindi cosa possiamo aspettarci da Kento dal mese di ottobre in poi?

Ho un paio di progetti top secret in corso che, se ingranano, potrebbero essere delle novità abbastanza enormi. Di sicuro intanto voglio portarmi bene in giro questo EP per tutto il 2022, scrivere cose nuove, e riprendere ad abbracciare le persone che incontro. Sul resto vi aggiorno presto, statene sicuri.

Federico

Steek nasce in un piccolo paesino della Sardegna negli ’80 per poi emigrare con la valigia di cartone e una sfilza di dischi hip-hop nella capitale. Durante la seconda metà degli anni ’90 viene folgorato dalla cultura hip hop in tutte le sue forme e discipline, dapprima conoscendo il rap Made in USA, arrivando poi ad appassionarsi al rap Made in Italy grazie ad artisti storici, quali: Assalti Frontali, Otr, Colle der fomento, Sangue Misto e molti altri. Fondatore della page “Il Rappuso” che lo porta a collaborare con tutta la scena rap underground italiana, mette la sua voce e la sua esperienza al servizio di LOWER GROUND con la trasmissione che prende il nome dalla sua creatura “IL RAPPUSO”.

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