Interviste

Ape ci racconta “Brianza Chronicles”

Il 16 dicembre Ape ha pubblicato il suo decimo album, Brianza Chronicles, un album davvero ben costruito e che siamo sicuri possa piacere molto a tutti coloro che hanno ancora voglia di ascoltare un rap maturo, consapevole e che sappia parlare in maniera vera e diretta.

1. Nella prima traccia del disco possiamo ascoltare “domani smetto, frate scherzo non c’ ho mai pensato”. Possiamo iniziare il nuovo anno, e questa intervista, affermando che questo non sarà realmente il tuo ultimo disco?

In effetti questa barra può trarre in inganno, perché è stata scritta molto prima che finissi il disco e decidessi definitivamente che si sarebbe trattato dell’ultimo!

Quindi confermo che sarà il mio ultimo disco, quando ho ripreso con “Gemelli” non avevo un piano preciso e nemmeno l’idea di pubblicare almeno un titolo all’anno, però è successo e quindi ho alzato il livello delle mie aspettative mettendo nel mirino il traguardo di raggiungere il decimo album.

Non farò altri album ma non smetterò di pubblicare musica, lo farò con una formula diversa e più semplice da gestire. Lavorare ad un album richiede tanta energia e tanta capacità organizzativa (questo è il motivo per cui molti bravi “colleghi” pur avendo talento non riescono a finalizzare un progetto da anni, oppure ci mettono anni per farne uno).

Ogni progetto degli ultimi anni l’ho seguito dall’inizio alla fine, dalla scelta dei produttori, alle sessioni in studio e ai comunicati stampa (creazione ed invio……).

Sono stato accompagnato da Ill Papi e da Massimo “Bod” Ciceri che mi hanno aiutato rispettivamente nella direzione artistica e nella gestione di tutta la parte di visual e di comunicazione; senza di loro non sarei riuscito a chiudere così tanti progetti in poco tempo (4 album, 2 Ep e 2 Ristampe).

Fondamentale è stato anche il supporto di Deva di Aldebaran Records che è salito a bordo dopo “Alba Meccanica” ed ha sposato la “causa” fino alla stampa in vinile di “Brianza Chronicles”.

Oggi questo dispendio di energia non è equamente “ripagato” perché i tempi della musica sono velocissimi e per progetti low budget come il mio è molto difficile mantenere un tale livello di attenzione che possa consentire una diffusione importante della musica.

A volte capita di ricevere attenzione quando intorno ad un progetto low budget si crea una sorta di “movimento” ma nel mio caso non è successo, la figura del rapper solitario che mi porto dietro da sempre non ha mai avuto troppo appeal in questo senso.

Quindi largo ai più giovani che hanno più tempo e voglia di affermarsi e riescono a lavorare con strutture che gli mettono a disposizione più budget e più possibilità. Ovviamente senza smettere di dire la mia, in fin dei conti sono pur sempre il primo a aver piazzato la Brianza sulla mappa!

2. Prima di entrare a gamba tesa sui contenuti del disco vogliamo chiederti: come hai vissuto sotto il profilo artistico questo “strano” 2020?

L’idea era di portare in giro “Alba Meccanica” con i live, ne abbiamo fatti 5 tra gennaio e febbraio e poi stop! Quindi musicalmente ho dovuto rivedere completamente il piano, l’idea iniziale era di tenermi in allenamento con qualche featuring ed è proprio facendo quelli che ha preso forma l’idea del disco.

La stesura è stata lenta e continua, per la prima volta ho lasciato che nascessero prima le canzoni e poi il disco intero, in passato ho sempre immaginato prima la “colonna sonora” del disco in modo da avere diverse sfaccettature musicali su cui puoi scrivere, in questo caso è stato diverso. Alle fine mi sono trovato con un disco nuovo e 12 featuring su progetti di amici.

Oltre a questo, la clausura forzata, ha risvegliato la mia passione di deejay ed ho cominciato a fare delle dirette IG impostate un po come un programma radio nelle quali passavo musica nuova e coinvolgevo un po di amici rapper. Questo è un aspetto che potrebbe concretizzarsi a breve in qualcosa…

3. In “Fotogrammi sparsi” ci racconti,in maniera chiara, molti aspetti del primo lockdown accennando al tempo utilizzato per la stesura del disco. Quanto è stato importante in questo periodo storico aver avuto dalla tua parte “l’arte del rap”?

È stato fondamentale per non impazzire, mi ha permesso di viaggiare pur rimanendo tra le 4 mura di casa. Senza il lockdown non ci sarebbe stato un anno così produttivo quindi a conti fatti ti dico che da un lato è stato pesante da affrontare ma dall’altro mi ha concesso la possibilità di confrontarmi a tempo pieno con la musica, di scriverne parecchia e di chiarirmi le idee su cosa fare “da grande”.

4. Hai deciso di collaborare con molti artisti in questo progetto. Il risultato finale attesta una sinergia riuscitissima con tutti i tuoi colleghi. Come hai scelto le persone che ti hanno accompagnato in Brianza Chronicles?

Sono partito con l’idea precisa di coinvolgere solo persone con cui c’è sintonia personale e stima artistica. L’unica regola è stata questa, poi in funzione del tipo dei pezzi ho coinvolto le persone che ritenevo più adatte al tipo di pezzo.

Alz Greygoat e Easy Man erano perfetti per raccontare la nostra amata ed odiata Brianza. Sono entrambi forti e prolifici, sicuramente meritano più visibilità di quanta non ne abbiano avuta fino ad ora. Spero che questo feat li abbia in qualche modo aiutati in tal senso.

Tebra ha dato vita alla versione definitiva di “Dici di no” rendendolo un pezzo tanto mio quanto suo perché ha saputo calarsi perfettamente nell’atmosfera, anche in “Fantasmi” è successo lo stesso e tieni conto che in quel pezzo la sua partecipazione non era prevista, le ho fatto sentire il pezzo durante la registrazione di “Dici Di No” spiegandole che secondo noi mancava qualcosa e lei ha saputo aggiungerlo. Per me lei al momento è la più forte in circolazione, sa cantare, sa rappare, sta bene su tutte le sonorità, se se la gioca bene entro un paio di anni la possiamo trovare nella Top 5 dei rapper italiani. Ascoltatela!

Con Ill Side e Mental Dizzle altro discorso a parte, Dizzle lo conosco da anni, aveva già collaborato con me su Satriale #2 e quando ho pensato che era il momento di fare una posse track è il primo cui ho pensato, Ill Side fa parte della stessa label/crew (Gatto Pirata Dischi) ed è un altro rapper forte che è sempre rimasto un po in disparte,  per ora siamo diventati amici, vediamo se nel 2021 riusciamo a fargli cacciare qualcosa!

Sigma è invece il vincitore del contest di pezzi che si è tenuto il 17 febbraio 2020 in concomitanza con l’ultima data live di “Alba Meccanica”. Il premio per il vincitore era un feat con me su una produzione de Ill Papi. Nella lavorazione del pezzo ci siamo accorti del suo talento e del suo approccio, determinato e motivato, ma sempre rispettoso e concreto e alla fine abbuiamo deciso di sviluppare il pezzo a 6 mani ed includerlo nel disco. Lui è un giovane di talento che può dare molto, vedremo i prossimi passi!

Jangy… non ha bisogno di presentazioni, è un rapper fortissimo ed una persona splendida e umile, appena finite le mie strofe sapevo che l’unico feat possibile sarebbe stato lui, perfetto per quel tipo di sonorità! Sono contento di essere riuscito a collaborare con lui, mi piacciono le cose che fa e mi piace come si sta muovendo per far salire il suo nome, spero di vederlo presto molto in alto.

Blooda è un rapper toscano che ho conosciuto online durante una delle dirette IG che ho fatto durante il lockdown, è salito a Milano per lavorare con Ill Papi ed era presente in studio quando abbiamo registrato Salvami, il pezzo gli è piaciuto e quindi gli ho chiesto di fare una strofa, il resto lo avete sentito!

Con Narbe invece non ci siamo ancora incontrati, l’ha conosciuta Ill Papi online ed hanno iniziato a collaborare a distanza, a me sono piaciute le sue cose e ritenevo fosse perfetta per Idea 2020, adesso manca solo di incontrarci e fare nuova musica.

5. In questo disco ti racconti molto ed in maniera onesta, cosi come fai con l’analisi lucida e spesso critica della società che ci circonda. Nell’anno in cui la pandemia e la conseguente crisi economica l’hanno fatta da padrone, l’industria musicale pare voler premiare ancora una volta i “flexatori di soldi e gioielli”. Per questo ti chiediamo: quanto è importante restare onesti e veri nei contenuti, anche a discapito di fama e successo?

Essere veri ed onesti è basilare in qualsiasi cosa della vita in generale, almeno per me è ancora così. La musica in quanto microcosmo fa da specchio alla realtà attuale basata principalmente sull’apparenza. Strumenti potenti ed utili come i social sono diventati cattedrali dove personaggi senza talento hanno un seguito spropositato non per la qualità di ciò che fanno ma perché incarnano un clichè a cui le persone tendono o che rappresentano un ideale di uomo, donna che vorrebbero essere o possedere.

Quindi non mi spiego le influencer che hanno seguito perché postano foto seminude ed è quello l’unico contenuto che offrono (poi se fanno le escort è ancora un altro discorso, in quel caso è promozione). Nessun problema se la stessa cosà la fa una pornostar (che con il corpo sceglie di “lavorarci” veramente) o ad esempio un attrice che usa IG come una sorta di diario e ci pubblica le cazzo di foto che vuole.

Stesso discorso al maschile, tipo i giovani rapper decerebrati che hanno postato stories di pestaggi o di qualsiasi altra stronzata che pensano gli possa dare maggiore credibilità. Oppure i vari fasci palestrati a metà tra Uomini e donne , Il Grande Fratello e la curva di qualche stadio del calcio del cazzo.

Ogni tanto fantastico sulla possibilità di incontrare certe persone, per capire se sono veramente così o se sono vittime del loro stesso film.

Io sono da sempre per la sostanza ed il contenuto, se c’è quello condivido, supporto ed apprezzo. Se manca di cosa stiamo parlando? Il problema è che oggi arriva prima l’immagine e dopo il contenuto quindi le cose funzionano mediamente all’inverso.

L’industria musicale sta sfruttando questi clichè e crea fenomeni temporanei basati sull’estremizzazione di questi concetti. Di gente vera ne abbiamo sempre meno, l’importante è accorgersene e smettere di seguirla e mai farsene una ragione.

Di contro, tutte le vere teste, di qualsiasi ambiente, vanno seguite e supportate perchè sono quelli che faranno in modo che le cose possano continuare a succedere al di là delle mode temporanee.

6. Prendiamo in prestito la frase “Siam liberi solo se togli paletti e distanze” da “Idea 2020” per chiederti quanto ti sono mancati i concerti e se “ Brianza Chronicles” è un disco che punta a farsi ascoltare da sopra un palco appena sarà possibile

La dimensione dei live è quella che preferisco, è quella che ancora oggi mi stimola sempre come se fosse la prima volta, entro nel mood già dal giorno prima, per me è li che bisogna veramente fare la differenza tirando fuori tutto quello che hai. Mi piace suonare potente i pezzi, fare le rime e chiudere le barre, dal vivo il set è minimale, un microfono e la consolle, è la formula che ancora oggi preferisco, la più semplice da imbastire ma la più difficile da finalizzare perché sei tu “contro” il pubblico.

Il nuovo scenario Covid ha tagliato le gambe ai live ed anche adesso che sembra si possa ricominciare vedo difficile la situazione per personaggi del mio calibro, troppo piccoli per i grandi club e forse un filino troppo grandi per i locali piccoli che non sono pronti per gestire gli eventi rispettando tutte le regole legate al covid e, nel dubbio, smetteranno di fare eventi live. Un cazzo di casino!

Al netto di questo sto preparando un ora di live che ripercorrerà tutto il mio repertorio ed avrà “Brianza Chronicles” come fulcro. Speriamo di portarlo in giro per tutto i 2021! Chi è interessato a chiamarci si faccia avanti!

7. Prova a diventare per un attimo un fan di Ape che ha appena finito di ascoltare questo disco per la prima volta. Quali sono le tue considerazioni a caldo?

Io ho la fortuna di avere uno zoccolo duro di fan che mi seguono da sempre principalmente perché ritrovano loro stessi e le loro situazioni nelle mie canzoni. Questo legame vale più dei numeri, almeno per me che ho sempre dato alla musica un valore più affettivo che economico.

Detto questo da fan ti direi che in BC ci trovi il mondo ed il linguaggio dell’Ape che tutti conoscono e vogliono ascoltare ma appoggiato su una colonna sonora moderna ed attuale che non snatura ma valorizza ed amplifica lo spessore dei pezzi; una buona sintesi tra old e new! (Come per “Alba Meccanica”)

8. Ci lasciamo alle spalle un anno terribile sperando in un nuovo migliore. Ti chiediamo di lasciarci con i tuoi auspici (artistici e non) per il nuovo anno.

Mi auguro si possa tornare presto ad una nuova normalità, che non preveda restrizioni ma che sia basata sulla consapevolezza che il modo è cambiato e continuerà a farlo e che certe situazioni, per non sparire, si dovranno evolvere in qualcosa di diverso.

Dal punto di vista artistico ho tre cose in ballo che vorrei riuscire a concretizzare:

Sto preparando un set live da portare in giro appena sarà possibile, ho voglia di incontrare le persone e fargli sentire la mia musica dal vivo, 60 minuti di musica per ripercorrere quanto successo dal 2002 al 2020

Sto cercando di realizzare un mio format attraverso cui poter divulgare la musica che mi piace e dare visibilità a tutti quegli artisti che, per vari motivi, faticano ad emergere pur avendo qualità e capacità

Sto sviluppando i contenuti della famosa “nuova formula” con cui tornare a farmi sentire non prima di qualche mese perché adesso è tempo di “Brianza Chronicles”.

Nel frattempo usciranno ancora dei featuring che ho già chiuso e devono solo essere pubblicati.

Chiudo ringraziando tutti quelli che mi stanno supportando ascoltando gli album, condividendo le canzoni, acquistando i dischi e venendo ai live.

Infine un  ringraziamento a voi per non avermi mai fatto mancare il vostro supporto ad ogni uscita.

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Federico

Steek nasce in un piccolo paesino della Sardegna negli ’80 per poi emigrare con la valigia di cartone e una sfilza di dischi hip-hop nella capitale. Durante la seconda metà degli anni ’90 viene folgorato dalla cultura hip hop in tutte le sue forme e discipline, dapprima conoscendo il rap Made in USA, arrivando poi ad appassionarsi al rap Made in Italy grazie ad artisti storici, quali: Assalti Frontali, Otr, Colle der fomento, Sangue Misto e molti altri. Fondatore della page “Il Rappuso” che lo porta a collaborare con tutta la scena rap underground italiana, mette la sua voce e la sua esperienza al servizio di LOWER GROUND con la trasmissione che prende il nome dalla sua creatura “IL RAPPUSO”.

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