Interviste

“Tanaro Libera Tutti”: intervista al direttore artistico

La quarta edizione del “Tanaro Libera Tutti” è giunta al termine, confermandosi un festival vivo e di cultura. Anche quest’anno il rap è stato un punto forte della programmazione musicale. Oggi proviamo a capire cosa è stato il festival dalle parole di chi ne ha curato la direzione artistica:

1 Innanzitutto cosa significa per te essere il direttore artistico del “Tanaro Libera Tutti”

Avere l’onere e l’onore di occuparmi della direzione artistica di Tanaro Libera Tutti è un’esperienza totalizzante, che occupa -anche solo mentalmente- gran parte dei giorni da Settembre a Luglio. L’attuale conformazione del festival è frutto di un’evoluzione che parte molti anni fa, con un gruppo di amici che si divertivano a organizzare feste con qualche centinaio di persone, per di più amici di amici.
Arrivare alla quarta edizione di TLT è stato un cammino lungo, frutto soprattutto delle ambizioni di un gruppo al cui interno ognuno si occupa delle mansioni per cui è più portato (per passione o per lavoro). In questo quadro, essere il direttore artistico di TLT, per me è motivo di grandissimo orgoglio.

2 In cosa hai voluto differenziare questa edizione dalle passate e che tipo di lavoro è stato svolto per riuscirci?

A livello artistico, sicuramente quello che ha caratterizzato questa edizione, è la presenza di un Palco Satellite, in cui finalmente siamo riusciti a proporre una vera e propria alternativa al Main Stage. Una doppia line up ci ha permesso di proporre nel parco una varietà stilistica e di genere, in modo tale che ognuno dei partecipanti potesse trovare un live di proprio gusto. Inoltre una proposta per cui personalmente ho insistito molto, è stata quella del Suburban Afternoon, un minifestival nel festival, in cui abbiamo voluto proporre 6 band local, nel pomeriggio del sabato.
Tutti progetti formati da ragazzi giovanissimi tra i 16 e i 23 anni, selezionati durante tutto l’anno, che se la sono cavati alla grande!

3 Il “Tanaro” è un festival che propone sempre una vasta scelta musicale, riuscendo a mantenere un livello artistico di primissimo livello. Quali sono i metri di giudizio che hanno fatto pendere le vostre scelte a favore degli artisti presenti in questa edizione?

Ad Ottobre, mese in cui si iniziano a definire le linee guida a 360° per la nuova edizione, abbiamo voluto come prima cosa fare una fotografia del nostro territorio, analizzando le risposte in termine di gusti e fruizione degli eventi proposti e individuando generi che riscuotessero maggior interesse. Da questa ricerca, unita a quella che è la nostra propensione e i nostri gusti, siamo arrivati a definire il quadro generale, ovvero una proposta che guardasse con un occhio al Rap italiano e con l’altro alla musica indie.
All’interno di questo scenario abbiamo cercato progetti che fossero coerenti con la mission del festival e, ovviamente, compatibili con le nostre possibilità economiche. Da qui abbiamo composto un roster di nomi e dopo una selezione finale siamo arrivati ai nomi che hanno composto la line up e i relativi incastri sui due palchi.

4 Parliamo di rap: che ruolo ha avuto in questa edizione del “Tanaro Libera Tutti”? E che ruolo ha secondo te oggi all’interno dell’industria musicale italiana?

Ha avuto indubbiamente un ruolo centrale, così come lo ha nella scena musicale attuale, nazionale ed internazionale. Specie in Italia è indubbiamente il genere del momento, insieme al fenomeno It Pop, con il quale finisce spesso per sovrapporsi visti i tanti punti di contatto.
Negli ultimi anni abbiamo assistito all’esplosione massiva della musica che fino a qualche tempo fa definivamo “underground” e “indie”. Mi sembra evidente che oggi il prodotto Rap funzioni in tutte le sue varietà: dal tormentone estivo, fino alle battaglie di freestyle, passando per la trap. Sono espressioni diverse dello stesso genere, aventi come denominatore la forza comunicativa del rap, la facilità di trasmissione dei contenuti unita alla facilità di ascolto della forma. Lo stesso minimo comune denominatore che troviamo nei fenomeni ItPop del momento, pensiamo a Calcutta o Coez che ora riempiono palazzetti e stadi.

Può sembrare una chiave di lettura semplicistica, ma credo sia spiegato con questa formula il successo del Rap, pur tenendo conto di tutte le differenze del caso: non tutto il rap è uguale e non tutto il rap è mainstream.

5 Al festival si sono esibiti rapper di altissimo livello: Ensi, Murubutu e Claver Gold. Una scelta che premia le capacità degli artisti, anche a dispetto dell’attuale ondata trap che tanto sta facendo infiammare le classifiche. A noi ha convinto molto e vorremmo capirne le reali motivazioni.

Il motivo reale è che abbiamo voluto portare a TANAro una visione molto chiara di quello che è il nostro gusto in tema di Rap. Proprio in virtù di cosa dicevo pocanzi, l’intento è stato andare alla ricerca di quegli artisti che per loro stessa natura vivono un po’ ai margini dei tormentoni o delle mode del momento: Ensi, Claver Gold e Murubutu sono rapper che difficilmente passano su canali massivi, le loro canzoni non vengono usate per fare pubblicità né spot televisivi, ma la loro cifra artistica è indiscutibile. Quando abbiamo chiuso la line up avevamo la certezza di portare tre artisti e tre progetti in controtendenza, ma di estrema qualità e per nostra fortuna il pubblico l’ha apprezzato molto. Sono stati in migliaia ad assistere ai loro live e cantare le loro canzoni dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, che fortunatamente il rap che viene ascoltato oggi non è solo quello usato per le pubblicità dei cornetti e neanche solo quello di chi sfoggia catene e denti d’oro.

Il motivo reale è che abbiamo voluto portare a TANAro una visione molto chiara di quello che è il nostro gusto in tema di Rap. Proprio in virtù di cosa dicevo pocanzi, l’intento è stato andare alla ricerca di quegli artisti che per loro stessa natura vivono un po’ ai margini dei tormentoni o delle mode del momento: Ensi, Claver Gold e Murubutu sono rapper che difficilmente passano su canali massivi, le loro canzoni non vengono usate per fare pubblicità né spot televisivi, ma la loro cifra artistica è indiscutibile. Quando abbiamo chiuso la line up avevamo la certezza di portare tre artisti e tre progetti in controtendenza, ma di estrema qualità e per nostra fortuna il pubblico l’ha apprezzato molto. Sono stati in migliaia ad assistere ai loro live e cantare le loro canzoni dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, che fortunatamente il rap che viene ascoltato oggi non è solo quello usato per le pubblicità dei cornetti e neanche solo quello di chi sfoggia catene e denti d’oro.

6 Ripensando a come si è svolto il festival e potendo descriverlo con un solo aggettivo, quale useresti?

. Ambizioso. Ambizioso perché, non solo dal punto di vista artistico, abbiamo voluto dare un offerta davvero al limite delle nostre possibilità fisiche e logistiche: abbiamo pensato ad un impianto generale che garantisse ai nostri fruitori una 36 ore no stop di musica, laboratori, intrattenimenti, attività per bambini.
Il tutto rigorosamente free entry, che solo a ripensarci mi sembra davvero a dir poco ambiziosa, ma è quello che volevamo e a quanto pare l’abbiamo portata a casa con successo.

7 Come immagini il “Tanaro Libera Tutti” tra 10 anni?

Uh, bella domanda.
Innanzitutto dovrei vedermi come un quarantenne e in questo momento mi viene proprio difficile!
A parte le battute, la nostra priorità in questo momento è garantire la sopravvivenza di TANAro, tentando di non snaturarci e registrando, edizione dopo edizione, una sempre più riconoscibilità, cercando di diventare anche motivo di orgoglio per chi vive il nostro territorio, riconoscendoci come realtà dalla forte e chiara identità culturale. Quindi non so risponderti esattamente come ci vedo tra 10 anni, ma ti assicuro che vorrei che almeno nei prossimi si sentisse ancora parlare di noi.

 

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Federico

Steek nasce in un piccolo paesino della Sardegna negli ’80 per poi emigrare con la valigia di cartone e una sfilza di dischi hip-hop nella capitale. Durante la seconda metà degli anni ’90 viene folgorato dalla cultura hip hop in tutte le sue forme e discipline, dapprima conoscendo il rap Made in USA, arrivando poi ad appassionarsi al rap Made in Italy grazie ad artisti storici, quali: Assalti Frontali, Otr, Colle der fomento, Sangue Misto e molti altri. Fondatore della page “Il Rappuso” che lo porta a collaborare con tutta la scena rap underground italiana, mette la sua voce e la sua esperienza al servizio di LOWER GROUND con la trasmissione che prende il nome dalla sua creatura “IL RAPPUSO”.

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